Sud, perchè no?

Face to Face tra Massimo Vernetti, Presidente Quick no problem Parking e Presidente Aipark e Massimo Maria Monti, Presidente di Italferr.

Oggi ci sono le condizioni per far rinascere il Sud? 

M.V.  Le potrei rispondere in maniera sarcastica dicendo che quando si tocca il fondo non si può fare altro che risalire. L’unica e imprescindibile condizione per una rinascita è la consapevolezza che abbiamo di poter fare qualcosa ora e subito. Di rimboccarci le maniche, senza lasciarci sopraffare dal senso di impotenza che in questi anni si è diffuso parecchio. La rassegnazione è l’oppio dei popoli, ma credo anche che la rabbia sia un antidoto potente perché è solo con questa che possiamo risollevarci. 

R.M.M.  Più che parlare di condizioni, io direi precondizioni. Il Mezzogiorno ha oggi un’opportunità storica, quella di assistere per la prima volta dopo 30 anni al recupero da parte del Mediterraneo di una centralità politica e logistica. Oltre a questo abbiamo un programma di investimenti che ha finanziato tratte ferroviarie, porti e aeroporti. E poi non dobbiamo dimenticare il boom turistico e la nascita della digital economy, tutti mega trend che ci dicono che possiamo ripartire. Basta solo smettere di cedere alla rassegnazione che ci ha accompagnati per decenni.   

Riccardo Maria Monti nel libro Sud, perchè no?, ha illustrato otto azioni di rilancio del Mezzogiorno. Quali potrebbero essere le più significative? 

R.M.M. Smettere di perdere tempo prima di tutto e realizzare quello che dice la legge del 2017 sulla riserva di investimenti: lo Stato deve investire in proporzione alla popolazione, concedendo di diritto al Sud il 34% di questi investimenti. Stabilizzare la decontribuzione delle assunzioni per cinque anni, perché rinnovarla di anno in anno non permette di pianificare assunzioni a lungo termine. Accelerare lo sviluppo delle zone economiche speciali per agganciare il Mezzogiorno alle filiere import-export. 

M.V.  Concordo in pieno con quelle elencate da Riccardo Monti nel libro, Sud, perchè no. Ma per il rilancio del Sud credo che sia necessario iniziare a produrre quello che consumiamo. Il Mezzogiorno consuma circa il 40 per cento di quello che si produce in Italia. Il problema è che gran parte di quello che consuma viene dal Nord, con il risultato che non facciamo altro che pagare l’Iva su prodotti che non sono nostri. Sono convinto che se producessimo quello che ci serve e, di conseguenza, lo consumassimo avremmo risolto il problema.  

Quanto contano un piano di promozione di export e internazionalizzazione del Mezzogiorno e lo sviluppo delle infrastrutture? 

M.V.  Se iniziamo a produrre quello che consumiamo, possiamo anche pensare a un piano di promozione dell’export che ci veda finalmente protagonisti attivi e non più solo come clienti che si limitano ad acquistare, contribuendo ad alimentare la ricchezza di altri piuttosto che la nostra. Basti pensare che fino ad ora abbiamo pagato al Nord 1,6 miliardi di euro di Iva. Per quanto riguarda le infrastrutture, bisognerebbe intervenire per migliorare i collegamenti tra le nostre regioni prima ancora di quelli tra Sud e Nord. 

R.M.M. Lo sviluppo dell’export deve essere pensato in chiave di programma straordinario. Le nostre aziende hanno lo svantaggio della lontananza fisica e per arrivare in Europa percorrono più km rispetto a quelle del Nord. In questa direzione va il piano ‘Export Sud’, promosso dall’Agenzia ICE, che in questi anni ha facilitato ben 10.000 imprese meridionali nel dare impulso all’export. Per quanto riguarda le infrastrutture invece bisogna trasformare gli stanziamenti in cantieri operativi e funzionanti, superando ostacoli come, ad esempio, i ricorsi che seguono le gare di appalto.  

Pensa che nel nuovo contratto di governo M5S-Lega ci sia spazio per il rilancio del Sud? Cosa chiederebbe a livello legislativo? 

M.V. Sono ottimista sia perché se è vero che sono populisti devono assecondare i bisogni della popolazione e poi anche perché hanno creato un Ministero ad hoc per il Sud. Le risorse ci sono, ma fino ad ora non sono state investite in maniera equa e giusta tra Nord e Sud. Anzi la mia indignazione nasce dal fatto che non mi sento trattato allo stesso modo di un cittadino che vive al Nord. Tutti abbiamo diritto ad avere ospedali, asili e scuole funzionanti: è questo che deve essere fatto a livello legislativo. 

R.M.M. All’inizio il problema è stato ignorato, poi c’è stato un capovolgimento che ha portato alla nascita di un Ministero per il Sud. Questo perché il Mezzogiorno rappresenta un’emergenza a livello nazionale, ma è soprattutto un’urgenza. Io chiederei di fare subito i decreti attuativi che ancora mancano e che servono a rendere operativo il piano investimenti già approvato nella scorsa legislatura perché le risorse ci sono, ma bisogna sbloccarle.  

Come fermare i cervelli in fuga e convincerli a investire qui al Sud? 

M.V. Anche in questo caso mi ricollegherei al fatto che il nostro più grande problema sia la migrazione di denaro da Sud a Nord. Quindi se iniziamo a produrre quello che consumiamo e a riconvertire le nostre industrie in quest’ottica sono sicuro che non solo i nostri giovani potrebbero rimanere qui e investire nel loro futuro, ma ritornerebbero tutti quelli che hanno scelto di partire per realizzare i loro sogni altrove. 

R.M.M. Con opportunità occupazionali concrete, la volontà di crederci e non rassegnarsi e l’attaccamento al proprio territorio. Penso al programma ‘Resto al Sud’ per incentivare l’imprenditoria giovanile che ha dimostrato quanta energia e voglia di fare c’è. In 15 anni c’è già stata una fuoriuscita di 200.000 laureati con il Mezzogiorno che ha sostenuto il costo di tutta la parte improduttiva, da infanzia a istruzione, per poi vedere i suoi figli diventare economicamente attivi al Nord.  

Ci può raccontare alcuni casi di successi imprenditoriali che l’hanno particolarmente colpita? 

M.V. Sono un fervido ammiratore di Paolo Scudieri, Presidente dell’Adler che progetta e sviluppa sistemi per l’industria del trasporto; di Giovanni Lombardi, Presidente e Fondatore del gruppo Tecno e anche di Vito Grassi appena eletto Presidente dell’Unione Industriali di Napoli. Tutti esempi di imprenditori con tanta voglia di fare, a dispetto di quello che spesso si sente dire in giro sulla nullafacenza tipica dei cittadini del Mezzogiorno.  

R.M.M. Esistono numerose esperienze di successo di cui parlo nel mio libro che possono fare sicuramente da traino. Penso al gruppo di 300 ingegneri sviluppatori della Npd Data di Cosenza che lavorano per una multinazionale giapponese. Oppure la Balkshape che produce aerei in fibra di carbonio in Puglia, o anche a Rubbettino, editore calabrese che è diventato il punto di riferimento di temi di alto profilo intellettuale.  

La Campania può essere capofila di un rilancio globale del Sud? 

M.V. Non c’è nessun dubbio su questo. Il rilancio del Sud deve partire da questa regione e deve essere la nostra missione sia per la storia che ci contraddistingue – non dimentichiamo che Napoli è stata capitale d’Italia – sia perché il capoluogo partenopeo rappresenta l’anello di congiunzione tra Nord e Sud.  

R.M.M. Può esserlo perché oltre ad essere la regione più popolosa del Mezzogiorno, è la sede di Napoli che è stata per 1.000 anni capitale d’Italia. E poi dal punto ha una forte presenza di industrie del futuro, quella aeronautica, informatica, aerospaziale. Non dimentichiamoci che negli ultimi due anni la Campania ha corso molto di più rispetto alla media nazionale.