LA GALLERIA – Chef Giulio Coppola

Il locale di Luca Iannuzzi propone le ricette borboniche del Regno delle Due Sicilie in chiave contemporanea. «Vogliamo riconsegnare alla città il suo patrimonio culturale e gastronomico».

di Francesco Monaco

Dopo Castellammare per una volta resistete al richiamo della costiera e invece di seguire il mare e i suoi strapiombi, curvate il volante e inerpicatevi all’interno fino a quando le prime case di Gragnano appariranno a colorare una gola tra le colline. Qui tutto parla della pasta e sebbene lungo via Roma, la sua trafficata arteria, non ci siano più le trafile a essiccare e solo i ruderi possano dare conto dei 30 mulini che un tempo arredavano la valle, il fascino di questi luoghi è ancora intatto. Il ristorante che da qualche anno tenta, con talento e passione, di raccontare questa simbiosi tra una città, la sua pasta e quel territorio ricchissimo e generoso che la circonda, è senza dubbio la dimora di un giovane chef che coraggiosamente ha investito capitali ed energie aprendo le porte del suo ristorante, La Galleria.

Giulio Coppola, chef e patron affiancato dalla sua compagna, apparirà infatti subito ad accogliervi proprio sotto le mille posate sospese al soffitto, prima della scala che conduce alla sala dove dei grossi corni rossi in ceramica, opera di un artigiano locale, colorano i tavoli in legno o pietra lavica.

Ma le vere sorprese cominceranno con il menù tra le mani per una offerta talmente variegata e intrigante che per riassumerla si potranno percorrere ben quattro percorsi di degustazione tagliati su misura dallo chef con costi compresi tra i 35 ed i 58 euro, oltre i vini in una carta agile centrata sul territorio con ricarichi onestissimi, di quelle insomma, che invogliano alla mescita. Menzione particolare per la cura dedicata ai pani, al corredo di grissini, babà rustici e sfoglie e alle piccole entreè che ben presto riempiranno tavolo e stomaco nell’attesa della prima portata.

Pasta ovviamente in evidenza al punto che l’apertura obbligata, comunque scegliate di proseguire, è  una pasta e patate con un ristretto di polpo che esemplifica perfettamente quella rivisitazione delle cose di casa che è centrale nelle intenzioni di questa cucina. C’è poi il tarallo in briciole per asciugare e dare consistenza al condimento dello spaghettone con le vongole o ancora il classico burro ed alici che viene riproposto con la eliche di grano duro in un rimando che sa anche di gioco. Secondi di pesce o carne per continuare, di casa entrambi qui dove si alleva e si coltiva sui terrazzamenti che scendono sino al mare e che vengono lavorati immancabilmente con buona tecnica in una precisa restituzione di grande leggerezza e di nettezza di sapori. Gran chiusura (anticipata da un gradevolissimo sorbetto al mandarino con meringa al limone e menta) con una originale rilettura della caprese alle mandorle ripensata nelle consistenze e nelle temperature, ed un conto, dall’addizione interessante, accompagnato dalle molteplici miniature dolci veicoli sicuri di un piacevole ricordo.