La banalità del male 

di Lorenzo Crea

La banalità del male  

Vi scrivo il giorno dei funerali di Francesco Della Corte, un uomo di 51 anni ucciso da Napoli.
Sì, lo so, è una frase molto forte quella che ho appena scritto. E nessuno gridi allo scandalo o allo “sputtanapoli” (a proposito che fine ha fatto il ridicolo sportello del Comune?). 

Francesco era il vigilante della Metro di Piscinola, dipendente della Union Security società presso la quale lavora anche il fratello, che la notte del 3 Marzo è stato assalito senza un motivo, senza un perché da tre ragazzini. 

Nessuno di loro ha ancora compiuto 18 anni. Eppure alle tre del mattino erano ancora in giro, dopo aver fumato qualche spinello di troppo, e hanno deciso che quell’uomo in divisa, stanco dopo l’ennesima giornata di lavoro e ricco solo della sua infinita dignità, doveva essere colpito.  

Così hanno fatto, con mazze di legno (i piedi di un tavolo) trovate fra i rifiuti, hanno massacrato Francesco, Ciccio per gli amici e per chi gli voleva bene, fracassandogli il cranio. Ha lottato per due settimane con tutte le sue forze. Ma non è bastato. 

Lascia una moglie e due figli, che probabilmente dopo questa tragedia e non prima di ottenere (si spera…) giustizia, lasceranno Napoli. Perché dico che è stata Lei (Napoli è femmina) ad uccidere Francesco? 

Perché ci stiamo abituando alla violenza, perché restiamo zitti di fronte al degrado che ghettizza e travolge le periferie e interi quartieri della città, perché non denunciamo l’evasione scolastica che qui ha ancora numeri spaventosi, perché la nostra indignazione di fronte a fatti come questo dura lo spazio di un morso a una di quelle schifose tartine che si mangiano in uno dei tanti, inutili e noiosi, convegni sulla legalità e sullo sviluppo del Sud. 

Pensiamo davvero che basti un post su Facebook che grida alla “repressione” o che invita a buttare le chiavi di questi giovani delinquenti per risolvere il problema? 

E davvero credete che sia sufficiente votare “di pancia” e di protesta per sgravare la nostra coscienza da una indispensabile e comune assunzione di responsabilità? 

Pensateci bene. Napoli non si salva se continuiamo a delegare allo “Stato” (sempre più fragile) al “Comune” (sempre più dissestato) o ad altre entità la soluzione ai nostri mali. 

Una società matura e seria sa assumere iniziative concrete anche per stimolare e sollecitare le istituzioni a intervenire. Trovo molto triste che il dibattito si riduca a “Gomorra Sì” “Gomorra No” come se bastasse, eventualmente, cancellare una fiction per eliminare i fenomeni di emulazioni. 

Per Napoli serve un esercito di lucidi pensatori. Unico rimedio alla banalità e alla inerzia alla quale ci stanno condannando.