Gennaro Iezzo: «Il mio cuore sempre Azzurro»

Di Francesca Marra   

Quando scelse il Napoli non era quello delle meraviglie che siamo abituati a vedere oggi.
Gennaro Iezzo, 45 anni, portiere titolare del club partenopeo dal 2005 al 2011, scelse la maglia azzurra quando quell’azzurro era un po’ sbiadito e si tentava l’impresa, passando dai campi della serie C alla riconquista della A.
«I sei anni più difficili della vita del Napoli, sono stati la linfa per arrivare ai traguardi odierni. Tutto è ripartito da lì», queste le parole di Iezzo, 104 presenze in azzurro e 84 goal subiti. 

Cominciamo con un grande classico: il gioco delle tre parole. Se le dico Juve Stabia cosa pensa? 

Il luogo da dove è partita la mia storia e dove è giunta oggi. Ho cominciato a giocare tra i pali indossando proprio la maglia della Juve stabia, la prima squadra nella quale ho militato, ma soprattutto per la quale tifavo. Adesso Juve Stabia per me vuol dire casa, perché è a Castellammare che vivo con la mia famiglia. 

E se le dico Napoli? 

L’altra parte del mio cuore, quello azzurro. Quello che pulsa di un amore sviscerato. Io sono prima di tutto pazzo del Napoli. Da bambino sognavo di vestire la maglia azzurra ed è stata la realizzazione di un sogno quello di arrivare in squadra. A 31 anni ero sul finire della mia carriera, ma non potevo rinunciare ad un’occasione così importante. Ma resto prima di tutto tifoso, e come per tutti i tifosi anche per me il tifo per il Napoli è una malattia. 

E adesso la parola più “difficile”: scudetto… 

È una parola che i tifosi più scaramantici non pronunciano neppure. Anche se da qualche mese sono in molti a sperarci. Io sono convinto, e non ho paura di dirlo, che il Napoli ha le carte in regola per poter cucirsi il tricolore sulla maglia. 

Guardando alla sua carriera una data segna un momento importantissimo. Era il 2005 quando lei fece una scelta da “dentro o fuori”, rinunciò alla serie A per passare con il Napoli, che però all’epoca non se la passava affatto bene, era finito in serie C, con molta strada in salita da percorrere. I motivi di quella scelta? 

I motivi sono innanzitutto personali. Avevo appena compiuto 31 anni quando mi dissi: o adesso o mai più. Era quella la mia ultima opportunità per giocare nella squadra in cui ho sempre voluto giocare. Sognavo di difendere quella porta e ci sono riuscito. Ma non senza qualche preoccupazione. Lasciavo la massima serie e un offerta per un importante contratto con l’Aek Atene, club che all’epoca partecipava alla Champions, perché ho seguito il cuore. Il cuore fa scelte semplici e mi ha condotto in azzurro. Non mi sono mai pentito. 

È stato uno dei più grandi protagonisti di quella remuntada che dal 2005 al 2011 ha intrapreso il Napoli. Dalla serie C alla A, sono stati anni magici. Come li ha vissuti? 

Sono stati sei anni meravigliosi. Da quel 2011, quando riconquistammo la serie A, il Napoli non ha mai smesso di essere tra le squadre protagoniste d’Europa. Questo può significare una sola cosa, che dalle basi solide di quegli anni, dai sacrifici fatti, dai traguardi raggiunti, il sogno azzurro che viviamo oggi è diventato realtà. 

Cambiamo argomento: la vita privata dei calciatori oramai è condivisa continuamente sui social. Lei è una persona molto riservata, cosa pensa di questa tendenza alle Stories convulse? 

Oggi è molto cambiata l’immagine del calciatore rispetto a quando giocavo io. Eppure, sul finire di carriera i social già imperavano, ma non mi hanno mai appassionato. Ho sempre preferito ‘socializzare’ dal vivo. Oggi, ai miei ragazzi, dico di dedicare a Facebook, Instagram e Twitter il giusto tempo. Eppure una cosa non cambia mai: mi rendo conto che basta un pallone per permettere a 20-30 ragazzi di fare amicizia.
Quello che è cambiato è il modo di essere nel calcio, i calciatori sono anche icone della moda. I follewers non guardano più a ciò che si fa in campo ma a quello che viene pubblicato sulle stories di Instagram. 

A proposito di giovani leve, sta partecipando a un reality che aprirà le porte della carriera professionistica a giovani talenti. 

Sì, il programma si chiama Saranno campioni ed andrà in onda su Canale 21. Stiamo facendo i provini a giovani leve del calcio campano. Nella fase finale le squadre si sfideranno fino a che i sei giovani più brillanti avranno l’opportunità di essere provinati in club prestigiosi. 

Cosa si augura per questa stagione per il Napoli? 

Che gli azzurri possano vincere tutte le partite… fino alla fine! Sogno i caroselli per le strade di Napoli, ma rimaniamo con i piedi per terra. 

Ultima domanda è per un napoletano su un napoletano: Lorenzo Insigne 

Questa domanda mi emoziona.  Ho visto Lorenzo crescere nelle giovanili del Napoli, già da ragazzino aveva qualità importanti. Eppure di momenti difficili ne ha dovuti superare. Per un napoletano è sempre complicato giocare con il Napoli, le aspettative si triplicano e la pressione spesso può giocare brutti scherzi.  All’inizio ha faticato anche lui, non possiamo negarlo. Ma oggi è completamente esploso. Per me è il calciatore più forte che l’Italia abbia mai avuto. Deve guardare avanti consapevole della sua forza e della sua qualità. Faccio il tifo per lui.