Il Cratere, il lungometraggio d’esordio di Luca Bellino e Silvia Luzi

Presentato alle selezioni ufficiali di numerosi concorsi internazionali, tra cui Il Geneva International Film Festival, il Rabat ed il Göteborg. Al 30° Tokyo International Film Festival la pellicola ha ricevuto il premio speciale della Giuria, il riconoscimento più importante ottenuto nel 2017 da un film italiano presentato in un concorso ufficiale. FOTO DI Giorgio Amendola

Di Francesca Saccenti

Il Cratere è una terra di vinti, uno spazio solitario che risucchia, il cortile di una casa dove i sogni e le ossessioni si leggono sui primi piani dei protagonisti. Nel lungometraggio d’esordio firmato da Luca Bellino e Silvia Luzi al centro della storia c’è il rapporto tra padre e figlia, un legame difficile che viene raccontato attraverso il tema del riscatto sociale. Rosario è un venditore ambulante che regala peluche a chi pesca un numero vincente, Sharon è una adolescente con il talento per il canto. Su di lei pesano le aspettative di un uomo che non è riuscito ad affermarsi e cerca speranza nella figlia. L’ultima possibilità che gli resta per attaccarsi all’illusione di una vita migliore. Ma il successo si fa ossessione ed il talento condanna.
«La pellicola, prodotta dalla TFILM con Rai Cinema, nasce dall’esigenza di raccontare la storia di due ribellioni all’interno di uno stesso contesto familiare – spiega la regista e produttrice Silvia Luzi -. Per scrivere la sceneggiatura ci siamo ispirati alla storia di Federica Pellegrini. Un’atleta dal talento incredibile che aveva un padre manager e allenatore. Nella sua carriera ha vissuto momenti difficili, a vent’anni aveva attacchi di panico che non le permettevano più di tuffarsi in acqua, oppressa dal senso di responsabilità e dalle grandi aspettative della sua famiglia».
In una Napoli che non è più Napoli, il tempo e lo spazio sembrano essersi congelati, il luogo in cui i personaggi si muovono è una prigione in cui regna la claustrofobia. In un incessante vortice di emozioni, gli spazi si restringono cancellando i campi larghi. Tutto viene raccontato attraverso l’utilizzo di primi piani, perché il pubblico possa essere in grado di leggere sui volti dei protagonisti il loro disagio, le loro sofferenze. In questo modo realtà e fantasia si confondono e si scontrano fino a mettere in crisi il dualismo tra vero e falso.
Nel film, all’apparenza neorealista, numerosi sono i riferimenti al Verismo dell’autore del Ciclo dei Vinti di Giovanni Verga e ai lavori del regista iraniano Abbas Kiarostami.
Per realizzare la pellicola c’è stato un grande lavoro di ricerca. I registi hanno scelto di puntare su Rosario Carroccia e Sharon Carroccia, padre e figlia  in scena e nella vita, coinvolgendoli anche nella fase di scrittura del film.
«I casting sono durati cinque mesi. Cercavamo attori non professionisti nelle tv private dove si esibiscono i neomelodici, volevamo due persone che non avessero mai recitato – continua Luzi -. Poi abbiamo incontrato Sharon. Lei cantava davanti ad una bancarella di peluche alla Fiera della Madonna di Pompei per attirare clienti».
Il titolo del film si ispira a Crater  «una costellazione debole ed incerta, invisibile perché estremamente luminosa. Sfavilla e non si vede, è percepibile a fatica e per una sola stagione. Di notte, in primavera e solo dal Sud del mondo». Non a caso il lungometraggio si chiude sulle note di ‘Na stella, il brano scritto da Fausto Mesolella per Gianmaria Testa, l’unica canzone che l’artista abbia mai cantato in dialetto napoletano. Al quale è dedicato il film.

Il lavoro è stato accolto con grande entusiasmo dalla critica nazionale e internazionale. Dopo l’anteprima alla 32esima Settimana della Critica della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Il Cratere è stato presente nelle selezioni ufficiali di numerosi concorsi internazionali, tra cui Il Geneva International Film Festival, il Rabat ed il Göteborg. Al 30° Tokyo International Film Festival la pellicola ha ricevuto il premio speciale della Giuria, il riconoscimento più importante ottenuto nel 2017 da un film italiano presentato in un concorso ufficiale.
«Ricevere questo premio è stata una grande soddisfazione, di sicuro uno dei momenti più belli di questo film. Ricorderò sempre quel momento unico – racconta il regista e sceneggiatore Bellino -. Tommy Lee Jones, presidente di giuria del Festival ci ha detto: io passo la giornata a pensare di realizzare film su supereroi ed alieni, poi arrivate voi con Il Cratere. Mettete due persone in una stanza ed avete il potere di farmi emozionare».