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Applausi per Barthold Kuijken, si apre così la Primavera della Nuova Orchestra Scarlatti

Il concerto anticipato da una lectio del maestro di musica barocca. Prossimo appuntamento con i Concerti di Primavera il 13 maggio

Nella chiesa dei SS. Marcellino e Festo, in un’atmosfera quasi intima ma non per questo meno prestigiosa, i musicofili napoletani ieri hanno accolto e ammirato l’esibizione di Barthold Kuijken, esponente di spicco mondiale della musica barocca, flautista e studioso: il suo concerto (arricchito dai duetti con Fiorella Andriani, componente dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, e Ugo Piovano, specialista in musica antica e musicologo) ha dato ufficialmente il via agli appuntamenti di primavera della Nuova Orchestra Scarlatti

Barthold Kuijken, che con i fratelli Wieland e Sigiswald rappresenta il gotha della musica barocca, ha incantato i presenti con le melodie del suo flauto traverso in legno, su un repertorio che spaziava da Bach a Weiss e Telemann. La giornata di grande musica è stata aperta da una lezione rivolta dallo stesso Kuijken agli studenti dell’università Federico II, i membri più giovani del collettivo di orchestre della NOS e i musicofili appassionati.

È stata anche l’occasione di presentare La notazione non è la musica, Riflessioni sulla pratica e sull‘esecuzione della musica antica”scritto da Kuijken e edito in italiano dalla VigorMusic, guida preziosa all’interpretazione di un testo musicale.

I CONCERTI DI PRIMAVERA

I Concerti di Primavera della Nuova Orchestra Scarlatti proseguono con un ricco cartellone di appuntamenti orchestrali e cameristici fino al 7 luglio. Prossimo appuntamento, sempre a San Marcellino il 13 maggio con suggestivi Tableaux vivants su Caravaggio e i Caravaggeschi con musica interamente dal vivo, dove la Nuova Orchestra Scarlatti “duetterà” con il gruppo Teatri 35.

di Francesca Saccenti

C’è chi trae ispirazione guardando un panorama. Chi si lascia guidare dall’immaginazione leggendo un libro. E chi mentre si fa la barba. Chef Gianluca D’Agostino, una stella Michelin, non ha dubbi: l’idea per un piatto vincente può arrivare in qualsiasi momento, anche a prima mattina mentre un cuoco si rade. Silenzioso e posato, l’executive chef del ristorante Veritas di Napoli, ha l’Irpinia nel cuore. I suoi ricordi sono legati alla domeniche in famiglia, alle scarpette con il ragù della nonna, alle camminate nei boschi a caccia di funghi. Da questo amore per il cibo nasce la sua arte, in cui regnano tradizione e modernità, con un occhio puntato all’utilizzo di nuove tecnologie. Un binomio che è visibile nell’eleganza e nella bellezza di piatti dove al primo posto c’è la contaminazione tra passato e presente.
La carriera culinaria inizia nelle migliori osterie di Avellino, fino ad approdare nella Capitale dove lo chef lavora nelle cucine di Angelo Troiani e Fabio Baldassarre. Classe 1977, una passione per la parmigiana di melanzane, Gianluca D’Agostino in breve tempo colleziona tante e importanti esperienze, come quella nel pluristellato Don Alfonso 1890, nella Locanda Locatelli di Londra e nell’Alkimia e Coure di Barcellona. Il viaggio in giro per l’Europa si ferma a Napoli nel ristorante Veritas, dove ottiene una stella Michelin.

L’amore per la cucina nasce da bambino, eppure diventare chef non è stata la prima scelta. Si è iscritto prima a Giurisprudenza, come mai?
La verità è che volevo essere indipendente, avevo bisogno di un lavoro che mi permettesse di affermarmi. Ho scavato dentro di me e ho finalmente capito che diventare cuoco era la mia strada.

Da cosa nasce l’esigenza di mettere al primo posto questa passione?
Al centro della mia scelta c’è il rapporto con il cibo, l’amore per la materia prima del nostro territorio. L’immagine di mia nonna che gira le polpette nella pentola con l’olio caldo per mezz’ora, le sue mani che si muovono con attenzione e dedizione, fanno parte dei miei ricordi e del mio presente. Quei semplici gesti sono necessari: sono segreti in grado di rendere unico un piatto.

Quale è il profumo e il sapore che lega alla sua infanzia?
Il profumo del ragù durante i pranzi della domenica, adoravo e adoro fare la scarpetta con il pane ripulendo tutto il piatto. E poi cercare i funghi nei boschi di Castelvetere sul Calore in Irpinia. Quell’attesa costante che vivevo da bambino: pioverà o non pioverà? Chi troverà i funghi per primo?

Se dovesse spiegare la sua cucina cosa direbbe?
La mia è una cucina semplice e comprensibile, fatta di pochi ingredienti che richiamano la tradizione napoletana. Tengo molto alle cotture, è importante saper cucinare a temperature controllate e precise.

Il viaggio è un aspetto importante di questo mestiere, cosa significa per lei?
Per uno chef è fondamentale viaggiare, serve per internazionalizzarsi. La cucina è contaminazione. Anticamente a Napoli c’erano i Monzù, la parola napoletana deriva dal francese Monsieur che significa Signore. Questo termine era utilizzato per definire i cuochi professionisti che lavoravano nelle importati case nobiliari del Sud. Con il tempo i Monzù si sono reinventati e hanno iniziato a cucinare in piccole osterie per la gente comune. Anche qui si tratta di contaminazione.

Per quale personaggio famoso è stato più bello cucinare?
Quando lavoravo nella Locanda Locatelli di Londra abbiamo cucinato per star internazionali molto noti al grande pubblico. I personaggi famosi vanno e vengono, ma per uno chef devono essere tutti uguali. Non ci deve essere un trattamento privilegiato, i clienti sono tutti sullo stesso livello e meritano la nostra attenzione e la nostra professionalità.

Cosa non deve mancare mai nella cucina di casa?
L’olio extravergine d’oliva è irrinunciabile. Come si fa a fare uno spaghetto o condire una insalata di carciofi?

Cosa invece non deve mancare quando crea un piatto?
L’ispirazione. Ogni piatto può nascere in modo diverso, dopo un viaggio, guardando un’opera d’arte, leggendo un libro. La voglia di creare non si può controllare perché non ha limiti. Una mattina mi stavo radendo: in quel momento è nato il mio spumoso al cioccolato!

 

La casa editrice Homo Scrivens è lieta di invitarvi alla presentazione dell’antologia

La rivincita del cuore

A cura di

Emilia Ferrara

(Collana Varie)

Attesa, dolore e gioie, fra testimonianze e racconti

Giovedì 3 maggio 2018, alle ore 16:30

presso il Pan

Via dei Mille, 60, 80121 – Napoli.

Insieme alla curatrice, interverranno:

Maurizio de Giovanni (scrittore); Erminia Mazzoni (On. Avv) e Aldo Putignano (editore e scrittore)

Modera la giornalista Francesca Scognamiglio Petino.

Saluti:

assessore Nino Daniele

Letizia Vicidomini leggerà per Adele Ferrara presidente Aisla Napoli 

Letture a cura di: Michele Caputo e Ramona Tripodi

L’antologia

Il progetto nasce intorno alla toccante testimonianza di Umberto Mormile, un vivace osteopata costretto all’immobilità per colpa di una invalidante e terribile malattia di nome Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica), ora non più tra noi, che ha scritto racconti su varie tematiche. La malattia lo aveva privato della libertà dei movimenti, ma non della voglia di vivere e comunicare: i suoi testi sono stati per la curatrice Emilia Ferrara lo spunto per commissionare a numerosi scrittori la stesura di racconti che trattassero gli stessi argomenti: dolore, paura, rivincita, essere/apparire, luoghi comuni, resistenza, gioie del cuore, attesa. Da qui è nata la corposa raccolta intitolata La rivincita del cuore, che è il filo conduttore del volume.

Mormile riuscì a scrivere grazie a un sistema di tastiera incorporato nella schermata del pc, infatti decise di scrivere pur riuscendo ad usare solo un dito della mano per cliccare singolarmente ogni lettera con il mouse.  La curatrice ebbe in consegna i suoi scritti dal figlio Fabio. Gli elaborati del signor Mormile sono eterogenei e spaziano da racconti di vita a pensieri spettinati.

Tra i testi è presente una barzelletta, una storia inventata fino ad arrivare a vere e proprie riflessioni e denunce. Dopo una lettura attenta dei testi, Emilia Ferrara consultò l’editore Aldo Putignano, il materiale non era sufficiente per farne un libro, e per questo motivo sono stati chiamati a raccolta amici scrittori che con molto entusiasmo e grinta accolsero l’idea progetto. Vennero assegnati loro dei temi, da trattare in racconti non eccessivamente lunghi, su otto tematiche sviluppate dall’osteopata nei suoi testi, ovvero: Dolore; Attesa; Rivincita; Essere/apparire; Buio/paura; Resistenza; Luoghi comuni e Ricordi, gioia del cuore. Il ricavato della vendita di questa antologia sarà devoluto all’associazione AISLA ONLUS Sezione Napoli. 

Nella raccolta ci sono tre poesie di Marialuisa Firpo; Francesco Pompilio e Alessandro Selvaggio. 

Racconti di

Roberta Andolfo, Alessandro Berselli, Agi Berta; Monica Brancaccio, Simona Buonaura, Claudio Calveri, Mariagiovanna Capone, Brunella Caputo, Piera Carlomagno, Paquito Catanzaro, Antonella De Blasio, Maurizio de Giovanni, Maria De Paolis, Diego Di Dio, Dino Falconio, Emilia Ferrara, Gabriella Ferrari Bravo, Giuliana Gaudyer, Valeria Grasso, Mauro Giancaspro, Jenny Giordano, Nicoletta Iacapraro, Paola Laudadio, Giancarlo Marino, Maura Messina, Antonio Mocciola,

Umberto Mormile, Antonella Ossorio, Giulia Parasole, Alessandra Pepino, Marco Perillo, Giovanna Pompilio, Piergiorgio Pulixi, Aldo Putignano, Claudia Raffaele, Martin Rua, Cristina Maria Russo, Sonia Scarpa, Sandra Tivan  (Pontarlier – Francia), Rosaria Vaccaro, Serena Venditto, Valeria Venturi, Letizia Vicidomini, Giancarlo Vitagliano e Angela Vitaliano (New York).

Aforismi di:

Cristiana Astori, Alessandra Clemente, Severino Cessari, Cristina De Benedictis, Luca Poldelmengo e Francesca Scognamiglio Petino,

Ricordo di Severino Cesari (Luca Briasco)

Prefazione di Eduardo Savarese

Introduzione di Adele Ferrara (Presidente Aisla Napoli)

Illustrazioni di Maura Messina 

La curatrice

Emilia Ferrara è nata Napoli, laureata presso la facoltà di Scienze politiche dell’università l’Orientale. Giornalista freelance dal 2007. Ha collaborato per numerose testate tra cui il Denaro, il Roma, I-Italy, la Voce di New York, l’italoamoericano, il Corriere del Mezzogiorno e la Provincia online per la sezione culturale, con particolare attenzione anche ai temi sociali. Ha partecipato all’Enciclopedia degli scrittori inesistenti 2.0 (2012); Storie di ordinaria resistenza (2013); al romanzo collettivo Serial novel I e II, ed editor per il numero III (dal 2014 al 2016) e Faximile. 101 riscritture di opere letterarie (2016) tutti editi da Homo Scrivens. Inoltre ha partecipato a numerose antologie con la casa editrice Giulio Perrone, tra cui I sette vizi capitali e Napoli in 100 parole. Ha una grande passione per la fotografia e per i libri.

di Francesco Monaco

La differenza tra un sogno e un progetto sta quasi sempre nella passione che ci metti per
trasformare l’uno nell’altro. E di passione Giuseppe Lettieri ne ha tanta. La si legge nei suoi occhi, la si percepisce dalla sua voce. La si può capire semplicemente provando a stargli dietro in tutti i suoi spostamenti. Che, però, negli ultimi tempi, finiscono sempre lì. A Salerno. Dove sta nascendo il centro La Fabbrica. Qualcosa, come lui stesso ci tiene a sottolineare, “di unico”. Lo abbiamo incontrato e ci ha presentato un progetto che ha tutti i presupposti per rivoluzionare il modo di intendere il classico centro commerciale. «Un luogo da frequentare tutti i giorni della settimana per dedicarsi a shopping, divertimento, sport e wellness». In cui si potrà trovare ogni cosa, ma soprattutto tanta passione.

Chi è Giuseppe Lettieri?
Sono un imprenditore napoletano di 37 anni, laureato in Economia Aziendale a Napoli. Poi ho conseguito un Executive Master in Corporate Finance & Banking presso l’Università Bocconi di Milano. Ho lavorato come impiegato nel ruolo di analista finanziario, manager di aziende industriali fino alla strada dell’imprenditoria. Attualmente vivo tra Salerno, mia città lavorativa, Napoli, dove sono nato e Milano che mi ha adottato. Altruista, testardo e permaloso sono forse gli aggettivi che più mi si addicono. La cosa che più mi è riuscita bene nella vita? Senza dubbio mia figlia Clara di due anni.

Come nasce l’idea di un progetto come La Fabbrica?
L’idea è nata cinque anni fa con il desiderio di realizzare nel nostro territorio qualcosa di unico in Italia: un centro di aggregazione per tutti i componenti della famiglia, dai più piccoli ai più grandi compresi gli amici a quattro zampe. Non è stato semplice sdoganarci dal classico concetto di centro commerciale e non nascondo di aver preso spunto molto dall’estero, in primis Dubai. L’idea piaciuta talmente tanto ai nostri competitors che si stanno già attrezzando per imitarci.

Cosa si potrà trovare all’interno del Centro?
La struttura è composta da tre anime, shopping-fitness- entertainment, unite dalla food court in cui sorge un enorme videowall. L’area fitness è di 3mila mq coperti e circa 6mila mq scoperti ed è affidata alla società Virgin Active, leader mondiale di settore. Avremo una palestra, sale per corsi, spa, piscine, solarium e campi da paddle. Il Presidente Virgin Europa, Luca Vallotta, ha già annunciato che il club di Salerno sarà il più innovativo del continente, tanto da essere definito Progetto 5.0. Ci saranno addirittura macchinari in esclusiva per noi. In aggiunta, sempre per lo sport, i campi da calcio della società Olympic Salerno con la sua scuola calcio. L’area intrattenimento, gestita dalla Blu Park, è composta da sei piste di bowling, una innovativa pista di go-kart elettrici indoor su due livelli ed un’area baby playground di mille mq. A completare l’offerta, un autolavaggio automatico ed un dog park di mille mq. Il mondo dello shopping infine è rappresentato da 60 negozi con un’ampia gamma di prodotti e soprattutto con brand selezionati in modo da avere dei prodotti al momento non presenti sul territorio salernitano.

Aspetto fondamentale senza dubbio la creazione posti di lavoro sul territorio salernitano.
Le persone che lavoreranno nel Centro polifunzionale tra negozi, sport ed intrattenimento saranno circa seicento. L’avvio delle procedure di selezione è stata ufficializzata sul sito internet della Fabbrica www.lafabbricadisalerno.it ed è gestita dalla Gi Group, una delle principali realtà a livello internazionale nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro, presente a Salerno, con una copertura territoriale ramificata con oltre 200 filiali. La mail è: lafabbrica.salerno@gigroup.com, oppure, per lavorare nel mondo Virgin, si può scrivere a: salerno@virginactive.it.

Se dovesse dire un motivo che differenzi La Fabbrica da tutti gli altri complessi, quale sarebbe?
Mi basta una sola frase: tutte le tue passioni in un solo Centro!

IN VITRO

mostra personale di Antonello Matarazzo, a cura di Raffaella Barbato

«Il nostro tempo preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere. Ciò che per esso è sacro, non è che l’illusione, ma ciò che è profano, è la verità. […] Il consumatore reale diventa consumatore di illusioni. La merce è questa illusione effettivamente reale, e lo spettacolo la sua manifestazione generale. […] Il feticismo della  merce  raggiunge dei momenti di eccitazione fervente (G. Debord); è sulla inadeguatezza dell’uomo contemporaneo dominato dalla superfetazione della materia/immagine, sull’azzeramento incalzante che minaccia la ricerca estetica anestetizzata – ed anestetizzante – al servizio del capitalismo, l’urgenza di creare nuovi elementi di disturbo, di cui l’uomo necessita per destarsi alla simpatia simbolica e rivelatrice dell’arte, che si ispira la riflessione proposta da Antonello Matarazzo – scrive la curatrice Raffaella Barbato – in questo nuovo lavoro video installativo; l’artista attraverso l’inquietudine percettiva offerta dell’uso di immagini in semi movimento, interroga i temi della Vanitas e della caducità relazionale, conseguenza della dilagante bulimica dipendenza da corpi/immagini svuotate di senso. L’inedito lavoro, proposto in questa nuova personale campana dal titolo IN VITRO, è costituito da piccole gabbie/reliquiari, articolate nello spazio secondo una ragionata relazione, volta a creare una sorta di simbolica Spoon River, costituita da icone dal sapore olografico, grazie alla composizione costituita da livelli sovrapposti (3D); epitaffi in cui uomo e natura si alternano in un continuum di interferenze e cortocircuiti visivi».

In dialogo e completamento con l‘istallazione una serie di video – segni in movimento -, che rinviano al nucleo centrale della ricerca di Antonello Matarazzo, che si fonda da sempre sull’equivocità percettiva tra immagine fissa e immagine in movimento – micromovimenti delle immagini fotografiche – attraverso il sapiente uso delle tecniche del morphing e del warping, prescelte come trait d’union tra pittura, video e video-installazioni, e come strumenti di indagine del mondo introspettivo.

Sabato 19 maggio  – ore 20.30 – il lavoro dell’artista sarà interrogato dalle contaminazioni musicali e performative di Elizabete Balčus (musicista e performer lettone), che con le sue note sperimentali ci guiderà in un viaggio di suggestioni onirico-surrealistiche e neo-psichedeliche; un’improvvisazione di ispirazione teatrale e che si fonde magicamente con il free-jazz, il beat elettronico, elementi di musica da camera, distorsioni audio e la sua voce ipnotizzante che interagirà direttamente con l’installazione proposta da Matarazzo. Il progetto a cura di Raffaella Barbato, supportato dalla concessione del Matronato della Fondazione Donnaregina di Napoli, in esposizione fino alla fine di maggio, negli spazi indipendenti della SAACI/Gallery di Sabato Angiero, dopo la preview campana, farà tappa a Palazzo Tupputi, in Puglia, con la coordinazione dell’associazione Cineclub Canudo / Avvistamenti e la curatela di Bruno Di Marino, e successivamente a Roma,  presso la Galleria Pio Monti.

Antonello Matarazzo, pittore, regista e video artista, esponente del Medialismo. Ha lavorato come costumista e aiuto regista al Teatro Bellini di Catania. Dal 1990 è impegnato nella ricerca nel campo delle arti visive. Dal 2000, data del suo cortometraggio d’esordio, The Fable (18° Bellaria Film Festival) – prodotto da Fuori Orario (Raitre) – i suoi video sono stati accolti da numerosi festival cinematografici italiani e internazionali, alcuni dei quali come la Mostra Int.le del Nuovo Cinema di Pesaro, il Festival Internacional de Cine de Mar del Plata di Buenos Aires hanno proposto sue retrospettive. Nel 2013 il Festival Signes de Nuit di Parigi gli dedica un Regard Specifique. Realizza inoltre video musicali e documentari a carattere artistico. Latta e Cafè (4° Festival Int.le del Film di Roma), prodotto per la Filmauro da Luigi e Aurelio De Laurentiis, viene riconosciuto di “Interesse culturale” dalla Direzione Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L’album Canti, ballate e ipocondrie d’amore di Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro, per il quale Matarazzo firma il video ufficiale – distribuito da Squilibri Editore – vince la Targa Tenco 2017. Il nucleo della sua ricerca si fonda sull’equivocità tra immagine fissa e movimento, il trait d’union tra pittura, fotografia e video-installazioni è costituito dall’inclinazione nell’indagare aspetti introspettivi e antropologici. Questa caratteristica del suo lavoro fa sì che in molte Università, tra cui quelle di Pisa, Brera e Cambridge, le sue opere vengano mostrate in seminari e workshop a scopo didattico. La RaroVideo nel 2014 ha pubblicato un’antologia completa dei suoi lavori dal titolo “Antonello Matarazzo, Video e Installazioni”, a cura di Bruno Di Marino, per la collana “Interferenze” di Gianluca e Stefano Curti Editori. Il lavoro di Antonello Matarazzo è stato presentato nella 53° e 54° edizione della Biennale Arte di Venezia.

web official: www.antonellomatarazzo.it
vimeo.com/antonellomatarazzo

SAACI/GALLERY 

Via Padre Girolamo Russo, 9, Saviano NA
tel 338.86.66.375 – info@saacygallery.com
opening  27.4.2018  ore  19.30 – visitabile dal 27.04 al 30.05.2018

 

Una Semplice Verità, il cortometraggio di Cinzia Mirabella


Combattere contro i pregiudizi per raccontare una storia dove al primo posto si parla di libertà d’espressione. Ieri presso la Casina Pompeiana di Napoli è stato presentato il cortometraggio Una Semplice Verità, scritto e diretto dall’attrice Cinzia Mirabella e prodotto da RVM Entertainment di Gaetano Agliata.


«Ho voluto raccontare quanto sia difficile vivere in una società dominata dai pregiudizi dove non si ha la possibilità di esprimersi – spiega la regista Cinzia Mirabella -. Io e Giulia Montanarini siamo due compagne in lotta per affermare il proprio amore. Bisogna parlare della violenza sulle donne e dell’accettazione della propria omosessualità, invece questi temi nella nostra società sono ancora un tabù».


Il cortometraggio, la cui direzione casting è stata curata da Andrea Axel Nobile, ha il patrocinio morale di Arcigay Napoli. Il film mette in luce la  grave problematica dell’omofobia all’interno delle mura domestiche. La storia si svolge sull’isola di Ischia, dove un uomo (Pietro De Silva) è invitato a presentarsi al distretto di polizia per essere ascoltato come persona informata dei fatti, in seguito ad una denuncia da parte della figlia (Giulia Montanarini). Una donna, malmenata dal padre e dal fratello dopo aver rivelato la propria omosessualità.

Ad interrogarlo è un commissario donna (Cinzia Mirabella). Nel gioco delle rivelazioni, a sorpresa esplode una verità nascosta. Di fronte ad una società  piena di pregiudizi che preferisce continuare ad essere cieca e sorda, si consolida un amore puro tra due persone dello stesso sesso.

A moderare la presentazione Claudio Finelli responsabile cultura Arcigay ed il presidente di Arcigay Napoli Antonello Sannino. Tanti gli ospiti, Patrizio Rispo, Rosaria De Cicco, Francesca Rondinella, Dalila De Marco, Nicoletta d’Addio, Enzo Agliardi, Antonio Riccardo, Nicola Accella e Luciano Correale. 

Peccato, non esiste piu’ l’amore platonico
di e con Michele Brasilio e Marina Cioppa 

Vulìè Teatro con il divertente spettacolo SEMI chiude la sezione Osservatorio della stagione teatrale 2017/2018. SEMI attraversa la vita di coppia e i litigi soliti che la caratterizzano, ma non è tutto qui. Ugo e Claudia sono una coppia, convivono e hanno organizzato la loro prima cena a casa con amici. Ugo è preciso, metodico, ma poco attento probabilmente alle esigenze di claudia. Claudia è uterina, perspicace ed il suo carattere forte spesso cozza con quello del compagno. Chi la spunterà è tutto da vedere, la coppia resterà insieme nonostante le divergenze oppure si sfascerà? Come reagiranno Ugo e Claudia? Si tratta di un momento per immedesimarsi, si tratta di un modo per cercare la soluzione, si tratta di guardare a fondo nella vita di coppia, pur tenendo presente che l’amore non è unico intermediario per comprendersi.

CREDITI
di e con Michele Brasilio e Marina Cioppa
disegno luci Alessandro Benedetti
registrazioni audio Ugo Pancaldi

INFO E PRENOTAZIONI
SEMI
21 aprile, ore 21:00
22 aprile, ore 18:00

Teatro Civico 14
Via F. Petrarca (Parco dei Pini) c/o Spazio X – 81100, Caserta
t. (+39) 0823.441399 | info@teatrocivico14.it | www.teatrocivico14.org

Intero > € 12,00
Ridotto > € 10,00

Di Francesca Saccenti

Il Cratere è una terra di vinti, uno spazio solitario che risucchia, il cortile di una casa dove i sogni e le ossessioni si leggono sui primi piani dei protagonisti. Nel lungometraggio d’esordio firmato da Luca Bellino e Silvia Luzi al centro della storia c’è il rapporto tra padre e figlia, un legame difficile che viene raccontato attraverso il tema del riscatto sociale. Rosario è un venditore ambulante che regala peluche a chi pesca un numero vincente, Sharon è una adolescente con il talento per il canto. Su di lei pesano le aspettative di un uomo che non è riuscito ad affermarsi e cerca speranza nella figlia. L’ultima possibilità che gli resta per attaccarsi all’illusione di una vita migliore. Ma il successo si fa ossessione ed il talento condanna.
«La pellicola, prodotta dalla TFILM con Rai Cinema, nasce dall’esigenza di raccontare la storia di due ribellioni all’interno di uno stesso contesto familiare – spiega la regista e produttrice Silvia Luzi -. Per scrivere la sceneggiatura ci siamo ispirati alla storia di Federica Pellegrini. Un’atleta dal talento incredibile che aveva un padre manager e allenatore. Nella sua carriera ha vissuto momenti difficili, a vent’anni aveva attacchi di panico che non le permettevano più di tuffarsi in acqua, oppressa dal senso di responsabilità e dalle grandi aspettative della sua famiglia».
In una Napoli che non è più Napoli, il tempo e lo spazio sembrano essersi congelati, il luogo in cui i personaggi si muovono è una prigione in cui regna la claustrofobia. In un incessante vortice di emozioni, gli spazi si restringono cancellando i campi larghi. Tutto viene raccontato attraverso l’utilizzo di primi piani, perché il pubblico possa essere in grado di leggere sui volti dei protagonisti il loro disagio, le loro sofferenze. In questo modo realtà e fantasia si confondono e si scontrano fino a mettere in crisi il dualismo tra vero e falso.
Nel film, all’apparenza neorealista, numerosi sono i riferimenti al Verismo dell’autore del Ciclo dei Vinti di Giovanni Verga e ai lavori del regista iraniano Abbas Kiarostami.
Per realizzare la pellicola c’è stato un grande lavoro di ricerca. I registi hanno scelto di puntare su Rosario Carroccia e Sharon Carroccia, padre e figlia  in scena e nella vita, coinvolgendoli anche nella fase di scrittura del film.
«I casting sono durati cinque mesi. Cercavamo attori non professionisti nelle tv private dove si esibiscono i neomelodici, volevamo due persone che non avessero mai recitato – continua Luzi -. Poi abbiamo incontrato Sharon. Lei cantava davanti ad una bancarella di peluche alla Fiera della Madonna di Pompei per attirare clienti».
Il titolo del film si ispira a Crater  «una costellazione debole ed incerta, invisibile perché estremamente luminosa. Sfavilla e non si vede, è percepibile a fatica e per una sola stagione. Di notte, in primavera e solo dal Sud del mondo». Non a caso il lungometraggio si chiude sulle note di ‘Na stella, il brano scritto da Fausto Mesolella per Gianmaria Testa, l’unica canzone che l’artista abbia mai cantato in dialetto napoletano. Al quale è dedicato il film.

Il lavoro è stato accolto con grande entusiasmo dalla critica nazionale e internazionale. Dopo l’anteprima alla 32esima Settimana della Critica della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Il Cratere è stato presente nelle selezioni ufficiali di numerosi concorsi internazionali, tra cui Il Geneva International Film Festival, il Rabat ed il Göteborg. Al 30° Tokyo International Film Festival la pellicola ha ricevuto il premio speciale della Giuria, il riconoscimento più importante ottenuto nel 2017 da un film italiano presentato in un concorso ufficiale.
«Ricevere questo premio è stata una grande soddisfazione, di sicuro uno dei momenti più belli di questo film. Ricorderò sempre quel momento unico – racconta il regista e sceneggiatore Bellino -. Tommy Lee Jones, presidente di giuria del Festival ci ha detto: io passo la giornata a pensare di realizzare film su supereroi ed alieni, poi arrivate voi con Il Cratere. Mettete due persone in una stanza ed avete il potere di farmi emozionare».

 

Nome della startup?

La startup a il nome di ZUK, in memoria dell’animaletto domestico e amico di Antonio Gison, il fondatore.

Qual è l’idea?
L’idea è quella di ridisegnare e migliorare gli attuali filtri sul mercato con materiali innovativi, riutilizzabili con un sistema di filtrazione al carbone attivo, aggiungendo per la prima volta aromi ricaricabili. Unire gli aromi della sigaretta elettronica al fumo tradizionale.

Che problema risolve e che servizio sviluppa?
Riduce in modo drastico l’assorbimento del catrame e altre molecole pesanti, ma non annulla il piacere di fumare.

Che domanda incontra e quale concorrenza?
Esistono diverse tipologie di fumatori, e per ognuna di queste c’è un prodotto apposito. Sigarette elettroniche, vaporizzatori, drum. Ma manca una nicchia nella lista. I fumatori di drum e joint che vogliono aromatizzare l’esperienza del fumo e alleggerire l’assorbimento delle sostanze nocive.Esistono diversi produttori di filtri già presenti sul mercato che utilizzano carbone attivo. Ci sono poi i grandi nomi nel settore fumo che si sono avvicinati a questo mondo, ma non hanno combinato aroma ad un prodotto riutilizzabile.

Come funziona il prodotto?
L’utilizzo è semplice, il filtro è un cilindro con due slot. Uno per il carbone, l’altro per l’aroma. Una volta inserito all’interno può essere avvolto ad una cartina, e utilizzato come un normale filtro. Completata la fumata, viene svuotato in modo rapido.

Qual è il modello di sviluppo della startup e di cosa necessita per crescere?
Attualmente sono stati fatti diversi prototipi funzionanti, il sistema di marketing è già stato impostato, per adesso è una prevendita a numero chiuso, successivamente verrà deciso se avviare una distribuzione negli store e partner oppure rendere tutto online, adotteremo solo un modello di distribuzione per evitare di fare concorrenza ai nostri partner nella vendita. Pensiamo sia importante il feedback di utilizzatori. Stiamo cercando nuovi investitori per continuare a perfezionare il prodotto, certificare il sistema di filtrazione, creare nuove collezioni.