Bacio Feroce di Roberto Saviano – Recensione

Dopo 'La paranza dei bambini' lo scrittore torna a raccontare l'inferno dei ragazzini nati in una terra di camorra, che non credono più alle promesse del mondo

di Annalisa Perla

«Il bacio feroce è il bacio che si danno i camorristi», ha raccontato Roberto Saviano alla presentazione del suo nuovo libro, qui a Napoli, lo scorso dicembre, a undici anni dall’uscita del best seller Gomorra. «Viene da un’antica leggenda di strada, secondo la quale, per scegliere il cane combattente devi prendere il cucciolo che, invece di darti una leccata sulla guancia, te la morde». E così diventa il simbolo di come stare al mondo, per loro, per i camorristi, un mondo che non ti concede niente, che ti costringe, se vuoi qualcosa, a prendertela ferocemente.
Le storie raccontate nel nuovo romanzo di Saviano, sono le storie dei ragazzini nati in una terra di assassini e assassinati, che non credono più alle promesse del mondo, un mondo che non concede niente, tantomeno a loro. Lo scrittore prosegue dunque il ciclo de La paranza dei bambini e torna a raccontare i ragazzi di strada, forti di fame, di rabbia, pronti a dare e ricevere baci che lasciano un sapore di sangue.
Ma com’è possibile che degli adolescenti accettino il rischio della morte, siano pronti fin da così piccoli alla guerra? Saviano spiega che nel mondo criminale, nell’ottica di chi respira quell’ambiente: «Meglio vivere poco ma alla grande, che tanto ma da ‘perdente’. Un camorrista mette in conto di morire e anche a breve termine. Perchè? Perchè non hanno prospettive. Non c’è fiducia in un percorso istituzionale, legale. L’idea è che una cosa o te la pigli o niente».
Il lavoro prosegue la storia di Nicolas Fiorillo, detto ‘o Marajà, che si fa strada nel mondo criminale di Forcella, storia ispirata a quella di Emanuele Sibillo, diciannovenne ucciso nel luglio del 2015 da una banda rivale. Bambini all’interno della macchina criminale delle organizzazioni mafiose, ha raccontato l’autore, ce ne sono sempre stati, non solo da noi, ma in Sudamerica, in Africa, però mai, mai hanno comandato, mai sono stati a capo di un’organizzazione criminale.
E invece la paranza dei bambini ha conquistato il potere, controlla le piazze di spaccio. Per scalzare le vecchie famiglie di Camorra e tenersi il centro storico, Nicolas o’Maraja deve creare una confederazione con o’White e la paranza dei Capelloni. Per non trasformarsi da predatori in prede, i bambini devono restare uniti. E non è facile. Fra contrattazioni, tradimenti, vendette, le vecchie famiglie li appoggiano per sopravvivere o tentano di ostacolarli, seminando discordia in seno alle paranze.