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Un insolito triangolo amoroso che vede come protagonisti una lei, un lui e… lo spassionato amore di questo lui per Claudio Baglioni. Un libro leggero che scorre via veloce pagina dopo pagina, una storia d’amore che strappa sorrisi e regala sogni, sulle note di sottofondo di canzoni che tutti noi conosciamo e in qualche modo abbiamo fatto nostre.

Il quarto appuntamento della rassegna “Incontro con l’Autore” di Libri Market vede come protagonista “Non avrai altro Dio all’infuori di Claudio”, l’esordio letterario di Ivan Fedele e Rosa Alvino. Ivan Fedele è attore e comico, noto al grande pubblico per la sua partecipazione a Made in Sud con il duo Ivan e Cristiano. Rosa Alvino, giornalista e addetto stampa, è stato a lungo volto di Julie News. I due fanno coppia anche nella vita di tutti i giorni.

Ivan e Rosa incontreranno i lettori al Museum Shop & Bar (Largo Corpo di Napoli, nel centro storico della città)il giorno 29 marzo alle ore 18:00, nell’ambito della rassegna organizzata da Libri Market con l’obiettivo di sensibilizzare al piacere della lettura e dello sfogliare un libro. A moderare il dibattito con gli autori ci sarà la giornalista Gloria Esposito.

È l’ultimo appuntamento di “Incontro con l’autore” prima della pausa di Pasqua, e segue gli incontri con Nunzia Marciano (“Single per legittima difesa”), Giancarlo Palombi (“Ragazzi con la Pistola”) e Antonio Di Costanzo (“Scrivo solo dopo il rum”). La prima parte della rassegna terminerà il 19 aprile con l’incontro con Marco Perillo, poi seguirà una seconda parte della rassegna con gli incontri con gli scrittori Antonio Benforte, Armando Grassitelli, Christian Capriello e Angela Bevilacqua.

Hashtag: #insiemepertornarealeggere

Cos’è LibriMarket.it

LibriMarket.it nasce da un’idea dell’imprenditore Corrado Matacena, da tempo attivo nel campo della promozione editoriale, con particolare attenzione al contesto napoletano in cui opera. La piattaforma, in fase di lancio, permetterà l’incontro tra domanda e offerta coinvolgendo da un lato i piccoli esercenti, dall’altro i lettori che potranno indicare il libro che cercano e ottenere immediatamente un riscontro sulla disponibilità nelle vicinanze.

In una società interconnessa come quella odierna, non conoscere le lingue è sicuramente penalizzante. Ed è per questo che è sempre più importante studiare una o più lingue sin dai primi anni di scuola. Secondo l’Eurostat, nel 2015 quasi 19 milioni di alunni della scuola primaria dell’UE hanno studiato almeno una lingua straniera; di questi, 1 milione ha studiato due o più lingue. In testa l’inglese, studiato da 17,5 milioni di alunni. Inoltre, nel 2015 quasi tutti gli alunni della scuola primaria hanno frequentato lezioni di lingua straniera, il 98,6% in Italia.
Numeri di tutto rispetto che lasciano ben sperare. Infatti, per quanto riguarda l’inglese, se è vero che siamo tra gli Stati in cui lo si studia di più, è anche vero che siamo tra quelli che lo parlano meno.
Da un sondaggio del 2016 condotto da Babbel e Openjometris è emerso che il 58% degli italiani ha dichiarato capacità linguistiche superiori a quelle effettive mentre il 36% ha ammesso di aver rinunciato a candidarsi a una posizione lavorativa in cui era richiesta una lingua straniera. Conoscere una o più lingue può aprire tante opportunità, e anche in questo caso le app possono aiutarci a migliorare le nostre competenze linguistiche.

Babbel

Il sistema di apprendimento completo combina metodi educativi efficaci con tecnologie all’avanguardia. I corsi online interattivi hanno come obiettivo quello di migliorare la grammatica, il vocabolario e le abilità di pronuncia in poco tempo. Corsi a pagamento.

Memrise

App inglese che basa la sua tecnica di apprendimento attraverso le flashcard rendendo il tutto più divertente. I corsi possono essere scaricati sul proprio smartphone in modo da poter essere consultati in qualsiasi momento della giornata. Esistono 50 corsi in 25 lingue.

Busuu

È il social network per le lingue utilizzato da oltre 80 milioni di utenti in tutto il mondo. Gli studenti possono iscriversi gratuitamente o pagare un abbonamento Premium per ricevere un certificato ufficiale che confermerà la padronanza della lingua studiata.

Duolingo

Piattaforma completamente gratuita e senza pubblicità per l’apprendimento delle lingue che include un sito web e un’app. Da uno studio indipendente è emerso che utilizzare l’app per 34 ore equivale ad un intero semestre universitario. E allora perché non provarla?

FluentU

Se vuoi studiare il cinese, questa è l’app che fa per te. Migliora le tue competenze grazie ad un full immersion tra video con sottotitoli interattivi, file audio, flashcard e altro ancora. Disponibile solo per dispositivi Apple (da iOS8). Piani a pagamento.

Rosetta Stone

Segui i corsi tenuti da Rosetta Stone tramite il tuo dispositivo. Avrai la possibilità di pianificare una conversazione in diretta con un insegnante madrelingua di Rosetta Studio dove avrai modo di poter verificare e consolidare le tue competenze linguistiche.

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Di Valeria Sannino
Si fa presto a dire: beviamo una tazza di The. Verde, nero, aromatizzato, la bevanda più consumata al mondo è di solito associata ad un English breakfast. E invece una validissima variante viene dalle terre del Sol Levante: il The Matcha.
Non una bevanda qualunque. Un alimento dal sapore dolce al quale spetta di diritto la connotazione di “super food” (alimenti che hanno un contenuto di nutrienti superiori alla media). Si tratta di un the che ha radici molto lontane ed era usato persino dagli antichi guerrieri giapponesi per guadagnare forza e resistenza.
Il The Matcha , infatti, arriva dal profondo Sud del Giappone dove è coltivato. La sua diversità risiede nel fatto che si presenta in polvere e non in foglie. Le foglie di The Matcha, infatti, vengono coperte nei venti giorni precedenti alla raccolta, in modo che la pianta rilasci il massimo quantitativo di L-Teanina, il principio attivo del the. Solo una volta che la foglia viene pulita dalla venature, setacciata e macinata a pietra diventa Matcha.
Esistono due forme di The Matcha: una versione più leggera che si chiama Koicha e un’altra più densa che si chiama Usucha. Quest’ultima prevede l’utilizzo di una doppia quantità di Matcha e viene offerto durante le cerimonie giapponesi del the. Viene mescolato in una ciotola chawan con un arnese simile ad un frullino chasen che impedisce la formazione di grumi.
I benefici che questo tipo di the sono molteplici. È ricco di antiossidanti che aiutano la rigenerazione cellulare e proteggono la nostra pelle, ha effetti calmanti sul nostro organismo, migliora l’umore e la concentrazione, stimola la serotonina e la dopamina.
Bere una tazza di The Matcha o un Matcha latte (The matcha con l’aggiunta di latte) può essere un valido aiuto alla stimolazione del metabolismo, senza contare che è un potente antibiotico ed antibatterico ricco di potassio, vitamina A, E, ferro, proteine calcio.
Convinti? Ora non ci resta che affidarci alla tradizione giapponese. Alle ore 17 ovviamente!

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Di Rosaria La Rocca

Premiare i cittadini virtuosi è la filosofia di Riselda, un progetto che ambisce a sviluppare un nuovo sistema di gestione della raccolta dei rifiuti urbani. Nasce dall’idea e dall’energia inarrestabile di Fernando Gomes Da Silva, un detenuto del carcere di Sollicciano (Firenze), a cui presto si sono uniti Francesco Pomicino, Carlotta Carbonai, Flavio Farroni, Marco De Michele e Giovanni Tallini. L’infanzia di Fernando, trascorsa in una favela a San Paolo in Brasile, è stata la fonte d’ispirazione. «Lui è un vulcano di idee – spiega Francesco – ha manifestato fin da subito una forte sensibilità verso l’argomento. Considera il rifiuto non come qualcosa da buttare ma come materiale da riutilizzare». Insieme hanno ideato il prototipo di un cassonetto “intelligente” a cui è stato dato il nome di Riselda, in onore della mamma di Fernando. L’obiettivo è incentivare i cittadini con pochi gesti a partecipare attivamente alla raccolta differenziata e a cooperare con le aziende del settore e con le amministrazioni alla tutela dell’ambiente. Seguendo un capillare processo di ingegneria, Riselda, quindi, pesa, smista e registra i rifiuti, premiando il miglior riciclatore.
Francesco, Lei è il coordinatore del progetto e con Carlotta Carbonai siete stati i primi ad accogliere l’idea di Fernando. Come nasce Riselda?
Francesco: Abbiamo conosciuto Fernando nel carcere di Sollicciano durante le attività di laboratorio organizzate dall’associazione Zone Onlus. Subito ci ha illustrato la sua idea di costruire una macchina che aiutasse i cittadini nel conferimento dei rifiuti. Con le nostre conoscenze, mie nell’ingegneria e di Carlotta nell’architettura abbiamo definito la struttura iniziale. L’arrivo di Flavio che nel frattempo svolgeva un dottorato al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università Federico II di Napoli, e poi di Marco suo tesista, è stato determinante per implementare il processo elettronico e informatico che si cela dietro Riselda. Il designer Giovanni, invece, ha curato l’estetica per renderla una macchina bella e piacevole, non solo funzionale.
Il prototipo è stato definito “cassonetto intelligente”, ma come funziona?
Marco: È molto semplice da usare. Ogni utente riceve una smart card da inserire e tramite un display touch si seleziona il rifiuto, dopodiché Riselda stampa un’etichetta con un codice a barre da incollare sul sacchetto. Posto all’interno della macchina, ha inizio il processo di smistamento automatico. Riselda pesa e poi inserisce a seconda della tipologia il rifiuto in uno dei quattro bidoni posizionati internamente.
Qual è la sua rivoluzione?
Francesco: L’innovazione risiede soprattutto nel processo di raccolta dati che Riselda è in grado di generare e trasmettere alle aziende preposte. La tipologia e il peso del materiale differenziato assegnano all’utente dei punti, i quali potrebbero garantire uno sconto sulla tassa dei rifiuti (TARI). Riselda sostiene un sistema premiante lasciando però all’utente la possibilità di scegliere se utilizzare il nuovo cassonetto. Le informazioni vengono acquisite in tempo reale da un database presente all’interno di una delle società operanti nel settore, che a loro volta possono monitorare lo stato di funzionamento della macchina e la qualità dell’attività di conferimento dei cittadini. Le aziende quindi da un materiale pulito possono godere di un maggiore valore economico oppure snellire l’organizzazione del servizio di raccolta porta a porta.
Dal 2012 sono seguiti anni di studi e di sperimentazioni, quale riscontro avete avuto?
Flavio: È stato Importante il contributo anche economico ricevuto dalla società Alia, ex Pubbliamente, che attualmente gestisce la raccolta dei rifiuti solidi urbani a Firenze, la quale ci ha suggerito successivamente una rivisitazione di Riselda: pensarla non come macchina ad uso solo domestico ma condominiale. Da lì poi sono nate sinergie con altre realtà come la Business Angels LDV 2.0 srl che ha condiviso con noi lo know-how tecnico ed economico. Poi abbiamo ricevuto il sostegno del web attraverso un’attività di crowdfunding che abbiamo avviato in collaborazione con la piattaforma Eppela. È nostra intenzione, quindi, continuare a stabilire nuove interazioni con le aziende e la pubblica amministrazione.
Cosa succederà nel 2018?
Francesco: I progetti sono tanti. Per prima cosa la società Alia avvierà la prima sperimentazione della macchina in un condominio pilota a Calenzano non molto lontano da Firenze, mentre noi continueremo a concentrare le nostre energie sull’aspetto ingegneristico per procedere ad una maggiore industrializzazione di Riselda.

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Il salotto di Fierro oggi ospita un grande artista, un grande amico: Fabrizio Voghera, cantante potente e carismatico conosciuto dal grande pubblico per la partecipazione alla trasmissione Ci Vediamo in Tv di Paolo Limiti e per le sue magistrali interpretazioni di Frollo e Quasimodo in Notre Dame de Paris di Riccardo Cocciante.

Fabrizio: Fabrizio, quanto l’essere figlio d’arte ha influenzato e alimentato la scelta della carriera artistica?
Sicuramente non è stato facile. Ho tre fratelli, uno è vice direttore del conservatorio di Torino, uno è scenografo e un altro è un affermato chirurgo con la passione per il jazz tanto è vero che suona l’armonica molto bene. Mia madre, invece, è una cantante lirica che ha sempre interpretato le grandi opere in cui venivo coinvolto fin da piccolissimo come comparsa. Ho sempre vissuto il palco ma mio padre, una volta raggiunta la maturità, mi ha indirizzato verso altri studi che mi hanno lasciato il grande rimpianto di non aver studiato musica. La vita però, come vedi, mi ha condotto sulla strada che mi ha dato e mi dà grande soddisfazione.
Aurelio: Ricordo con grande affetto il tuo duetto con tua madre durante la trasmissione Ci Vediamo in Tv di Paolo Limiti. Che ricordi hai di quel momento?
Mia madre, non essendo una solista e non avendo mai fatto televisione, era emozionatissima. Cantammo Tace il labbro da La Vedova Allegra di Franz Lehar. Ricordo che le stringevo la mano per darle forza e così lasciammo andare le nostre voci all’unisono. Fu veramente emozionante e di questo devo ringraziare Paolo Limiti, che considero il mio primo talent scout, per avermi dato questa possibilità.
Fabrizio: Dopo tanta televisione arriva l’opera musicale, esperienza che a te non manca visti i tuoi trascorsi nell’opera classica. Parlaci di Notre Dame de Paris
Mi sento un privilegiato ad aver partecipato all’opera di Riccardo. Dieci anni di esperienze e di emozioni a volte contrastanti tra loro perché vivere la “Compagnia” non è sempre facile ma, allo stesso tempo, è una cosa fantastica. Stare tutti insieme, cast, ballerini, tecnici e condividere tutto ti arricchisce non solo artisticamente ma anche umanamente. Fui scelto per due ruoli: Quasimodo e Frollo. Dopo tanti provini finalmente mi scelse proprio Riccardo Cocciante e questo per me ha una valenza enorme perché lui è stato uno dei miei miti; ho cantato i suoi brani per anni ed essere scelto da lui è stato un evento che mi ha segnato. È difficile spiegare in maniera sintetica tutto quello che ho vissuto in quegli anni ma ti posso assicurare che è stata una di quelle esperienze che mi rendono orgoglioso del mio operato. Interpretare due ruoli così diversi dà emozioni infinite e inspiegabili che ho portato in tutto il mondo cercando di trasmetterle al pubblico russo, di Singapore e Istanbul, imparando l’opera in altre lingue. Ho dato tanto a quest’opera e l’opera ha dato tanto a me.
Aurelio: Durante NDP stavi scrivendo a tua volta un’opera Otello – L’ultimo bacio. Sei stato ispirato da quel contesto o è un progetto che sognavi da sempre?
È un desiderio nato durante gli anni di NDP, anni in cui ho cominciato a maturare l’idea di misurarmi con un testo che desse vita a dei personaggi, diversamente da quello che avevo realizzato fin ad allora in quanto ho scritto sempre canzoni pop, insomma, una sorta di laboratorio personale in cui mi sono messo alla prova. Mi sono imbattuto in questo testo meraviglioso di Shakespeare e subito ho scritto dei brani. Le mie composizioni hanno subito avuto grandi consensi e da quel momento non mi sono più fermato. Mi è costato molto sacrificio e molta fatica ma ti assicuro che ne è valsa la pena. Vedrò finalmente il lavoro di anni prendere vita sul palco, una soddisfazione che non riesco a descrivere.

Fabrizio: La collaborazione con Francesco Antimiani e anteprima del debutto…
Sono orgoglioso di annunciare le date del debutto: 23 e 24 marzo 2018 al Teatro Nuovo di Torino con Otello – L’ultimo bacio. Francesco Antimiani l’ho conosciuto durante il periodo in cui facevamo parte del cast di Giulietta e Romeo sempre di Cocciante, subito si è entusiasmato per il progetto buttandosi a capofitto nella scrittura dei testi e delle sceneggiature. Wayne Fowkes cura la regia, Fabrizio Ronco ha realizzato gli arrangiamenti e le registrazioni condividendo con me questi ultimi tre anni. Anna Penazzo per i costumi, Tony Lofaro per le coreografie sotto la supervisione di Wayne e dulcis in fundo il mio fratellone Massimo Voghera che trasformava le mie canzoni in scenografie meravigliose. Lui mi è stato vicino fin dall’inizio. Daniele Chatrian grafico e videomaker e Maria Magda segretaria di produzione.
Grazie a tutti e grazie al Salotto di Fierro, vi aspetto a teatro.
Grazie a Fabrizio Voghera. Otello – L’ultimo bacio al Teatro Nuovo di Torino il 23 e 24 marzo.

 

Fabrizio e Aurelio Fierro jr

Uno spot per dire “No” alle discriminazioni di ogni tipo. E’ quello che hanno realizzato i ragazzi under 18 di Save The Children Napoli. Lo spot, che lancia anche la campagna social nazionale della Onlus #oltrelodio, anticipa la giornata mondiale contro le discriminazioni del 21 marzo.
In quella data, Save The Children ha organizzato un evento nazionale contro l’hate speech (i discorsi d’odio) che unirà Torino, Roma e Napoli. Una lunga diretta radiofonica, dalle 13 alle 18, su Underadio.it, la web radio di Save gestita e condotta da ragazzi di tutta Italia al di sotto dei 18 anni.

Intanto, la campagna social sta prendendo piede. La richiesta è quella di scattarsi una foto, da postare su Facebook o Istagram, abbracciando qualcosa o qualcuno, scrivendosi sul braccio l’hashtag della campagna: #oltrelodio. Ulteriori informazioni sulla campagna e sull’evento nazionale sono presenti sulla pagina Facebook di Underadio.

Dopo la pubblicazione del nuovo disco Who Built The Moon?, i Noel Gallagher’s High Flying Birds tornano on the road con lo Stranded on the Earth World Tour e scelgono Napoli e la magica cornice dell’ETES Arena Flegrea: l’appuntamento è per il 21 Giugno 2018.

I biglietti per le date saranno disponibili per l’acquisto a partire dalle ore 10.00 di venerdì 16 marzo su http://www.ticketmaster.it e in tutti i punti vendita autorizzati ETES.

L’album Who Built The Moon?, uscito lo scorso novembre su etichetta Sour Mash Records, ha debuttato alla posizione numero 1 in Gran Bretagna, segnando un record importante ovvero quello di essere il 10° album di Noel a raggiungere la prima posizione in classifica.

Soprannominato “il Re del Britpop”, Noel Gallagher è stato il frontman insieme al fratello Liam degli Oasis, il gruppo inglese indie rock, fenomeno mondiale degli anni 90. Da sempre chitarrista solista e seconda voce della band, è l’autore di gran parte dei testi e delle musiche che hanno reso il gruppo famoso in tutto il mondo.
Dopo lo scioglimento della band, ha intrapreso la carriera da solista formando i “Noel Gallagher’s High Flying Birds” con l’album  “Noel Gallagher’s High Flying Birds”, in cui figurano due canzoni già esistenti, sotto forma di demo, nel periodo degli Oasis. in cui figurano due canzoni già esistenti sotto forma di demo nel periodo con gli Oasis.

Piano City, nato da un’idea del pianista tedesco Andreas Kern, torna a Napoli per la quinta edizione, organizzato e promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli in collaborazione con l’associazione NapoliPiano. Un intero week end dedicato alla celebrazione del pianoforte con concerti, eventi e appuntamenti che coinvolgono luoghi pubblici e i salotti belli della città. Una tre giorni esplosiva: 23, 24 e 25 marzo. Il pianoforte protagonista si lascia suonare con ogni genere musicale negli House, Main, City e Guest Concert e… on the road! 200 eventi gratuiti, 300 pianisti coinvolti, 60 house concert, 49 location sparse per la città, 160 ore di musica, per i 3 giorni del Festival visitato nelle precedenti edizioni da oltre 30.000 persone.

Il programma di Piano City Napoli 2018, che gode del patrocinio FAI Sezione Campania, è stato illustrato in conferenza stampa a Palazzo San Giacomo – Sala Giunta da Nino Daniele, assessore comunale alla Cultura e al Turismo; Marco Napolitano, presidente dell’associazione NapoliPiano; Dario Candela, direttore artistico Piano City Napoli sezione classica; Francesco D’Errico, direttore artistico Piano City Napoli sezione jazz contemporanea; Cristiano Bernardi, coordinamento artistico Piano City Napoli.

Piano City Napoli 2018 apre il suo week end di appuntamenti pianistici venerdì 23 marzo alle 21 in Piazza Plebiscito con 21 pianoforti in concerto, pagine celebri di grandi maestri elaborate, a cura di Patrizio Marrone. Sabato 24 marzo, alle 20.30, l’ideatore del festival Andreas Kern si esibirà al Teatro Area Nord di Piscinola con il concerto “La spontaneità”.

Il Piano Center di questa edizione è il Maschio Angioino, che ospiterà Main Concert, concerti a due pianoforti e educational.

Sabato 24 marzo, nella Sala dei Baroni, alle 20 si terrà Mariangela Vacatello Recital e alle 21.30 ci sarà Franco D’Andrea (piano solo jazz). Domenica 25 marzo, alle 21, sempre nella Sala dei BaroniMarian Mika suona Chopin. Un altro Main Concert è previsto, sempre domenica 25 marzo alle 21, nello spazio del Complesso Monumentale di Santa Maria La Nova con Dado Moroni in “Piano Solo & Talks”. Tornando al Maschio Angioino, il calendario degli appuntamenti è davvero fitto. Sabato 24 marzo, alle 18, la Sala dei Baroni ospita il recital per due pianoforti con Sandro Ivo Bartoli e Francesco Caramiello; alle 19, nell’Antisala del Museo Civico ci sarà Eyal Lovett (piano solo jazz); alle 16 nell’Antisala dei Baroni, spazio a Piano City Napoli per Piccoli Musicisti, laboratori creativo-musicali per bambini da 0 a 6 anni, accreditati dal programma nazionale Nati per la Musica  a cura di Margherita IanuarioMarzouk Mejri e Daniele Barone. Alle 17, nella sede della Fondazione Valenzi, evento “Trent’anni con i grandi pianisti” con Luca Ciammarughi, che presenta il libro “Da Benedetti Michelangeli alla Argerich” (Zecchini Editore).

Sempre sabato e sempre l’Antisala dei Baroni ospiterà alle 18 l’educational “La costruzione del pianoforte Steinway & Sons: come, dove e perché” a cura di Giovanni Doria di Steinway & Sons Italia; mentre alle 19 Orazio Maione presenta il cd “Franco Alfano – Piano works” (etichetta Naxos), con l’intervento dello scrittore e musicologo Paolo Isotta.

Domenica 25 marzo, nell’Antisala Museo Civico, alle 11.30, ci sarà Luciana Canonico (Integrale per clavicembalo ben temprato di Bach 2° volume); e alle 17, Andreea Bratu con “Musiche dell’est”. Alle 12, l’Antisala dei Baroni ospita l’educational Conversazione su Steinway & Sons: storie, persone, pianoforti” a cura di Giovanni Doria di Steinway & Sons Italia. Alle 19, nella Sala dei Baroni, appuntamento con Xin Wang e Florian Koltun in un recital per due pianoforti.

 

Anche quest’anno torna la prestigiosa partnership con l’Aeroporto Internazionale di Napoli con un sabato e domenica “Free piano open space”. Il primo a toccare i tasti di uno dei due pianoforti in Aeroporto sarà Andreas Kern che atterrerà a Napoli sabato mattina alle 10:30 e, nel salone Check in al primo piano, si esibirà per il piacere dei passanti. Alle 11, Kern lascerà il pianoforte a Francesco Luise e, sempre sabato, alle 12 nell’area imbarchi dopo i controlli di sicurezza si esibirà Massimo Parisi. Domenica, stesso posto, stessa ora, sarà la volta di Armando Colucci; mentre al salone check in al primo piano ci saranno Alessandro Pennino(ore 11), Christian Carlino DeLord (ore 13) Raffaele Alberto Ranieri (ore 17). Suonano jazz tutti i pianisti in aeroporto. I pianoforti saranno a disposizione del pubblico per essere suonati al di fuori degli eventi in programma.

 

Altri imperdibili eventi di Piano City Napoli 2018.

Sabato 24 marzo, dalle 16 alle 19, Gallerie D’Italia Palazzo Zevallos Stigliano ospita la Maratona Debussy. Al Conservatorio San Pietro a Majella, dalle 10 alle 19, in programma Il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella incontra gli altri Conservatori d’italia”. Al Museo Madre, ingresso gratuito ai concerti che inizieranno alle 12 nella Sala Re-PUBBLICA, e dalle 11 alle 12 è in programma una visita guidata a cura del direttore Andrea Villani, con courtesy ticket al costo di 2 euro. Alle 12, spazio a “Maratona di Improvvisazione pianistica” a cura di Patrizio Marrone; dalle 16 alle 19 performance pianistica di musica contemporanea. Domenica 25 marzo, il Museo Madre ospiterà le performance dei pianisti Alberto Caloi (ore 12), Virgilio Volante (ore 13), Guido Lanzotti (ore 14), Valeria D’Andrea con l’evento “Vedrete che ali ho fatto di queste povere mani” e reading con l’attrice Michela Diviccaro (otre 15), Marco Mantovanelli(ore 16), Arturo Stalteri con l’evento “Tra sogno e realtà” Low e Loud  con omaggi a Rino Gaetano e Rolling Stones (ore 17), Simone Pelosi (ore 18) e Luca Amitrano (ore 19).

 

Domenica 25 marzo, alle 18, appuntamento nella Sala Cielo Stellato del Museo Archeologico Nazionale di Napoli con Alvin Curran e Ciro Longobardi in “Mò era ora”, concerto per 2 pianoforti e tastiere elettroniche, in collaborazione con il Festival MANN/Muse al Museo II edizione (ingresso con biglietto del museo). “Piano City Napoli in ospedale”al Secondo Policlinico Federico II, reparto Pediatria (ludoteca III piano): appuntamento alle 11 con La scatola del Respiro: un pianoforte musicalmente respirato” a cura di Michela Mabilia, in collaborazione con l’Associazione ABIO sezione Napoli. Nello spazio Domus Ars, in via Santa Chiara, dalle 17 alle 19,

“Elaborazione delle colonne sonore” a cura di Patrizio Marrone.

Alle ore 11, la Cassa Armonica in Villa Comunale ospita “5 Pianoforti in Villa – I bambini sui piano…..FORTI!!!!!”, I. C. Foscolo/Oberdan, a cura di Assunta Tutino e Silvia Giorgianni. Protagonisti: Lola Pej Acampa, Carlotta Alessandrella, Fabiano Capone, Luis D’Avino, Victoria Fragiacomo, Edoardo Migliaccio, Chiara Piccirillo, Alessandro Porpora, Gabriella Alberta Tanga, Ulla Valentini, Anna Paola Castaldo, Valentina Crò.

 

Uno dei capisaldi di Piano City Napoli sono gli House Concert ovvero i concerti nelle abitazioni dei pianisti o di chiunque abbia in casa un pianoforte. L’House Concert nasce per creare un incontro personale tra pubblico e pianista ricco di emozioni e momenti di intensa partecipazione e condivisione, favoriti dalla passione per il pianoforte e dall’assenza di un palcoscenico divisorio. I due direttori artistici del festival, Dario Candela e Francesco D’Errico, si esibiranno in un House concert, domenica, nella zona di Chiaia (evento riservato alle prime 10 prenotazioni dei pianisti di Piano City Napoli: prenotazioni@pianocitynapoli.it).

 

Non solo la città ma anche la periferia di Napoli viene travolta dall’energia del pianoforte, con Piano City Napoli in periferia.

Sabato 24 marzo, al Teatro Area Nord di Piscinola in programma “Thauma. Meraviglia e Orrore”, racconto musicale al pianoforte composto ed eseguito da Roberto De Siervo. Testi a cura di Maurizio DerSuchende (ore 17.30). “Musica a colori”, musica al pianoforte e brani poetici composti da Francesco Lettieri. Testi interpretati da Giulia Lettieri (ore 18.30). “Cor-poiesis. Poetiche umane per piano solo”, una narrazione per piano solo nella Globalità dei Linguaggi della poetica esistenziale umana. Poema teatrale e musicale ideato e diretto da Maurizio DerSuchende. Musiche originali per piano solo composte ed eseguite da Sasá Priore. Compagnia Teatrale (In)Stabile Integrata “MaMu – Arte e Cura nella Globalità dei Linguaggi” (ore 19.30). I tre appuntamenti al TAN sono una produzione a cura della Cooperativa Umanista Mazra, in collaborazione con il “Centro MaMu – Arte e Cura nella Globalità dei Linguaggi” APS Onlus e l’OdV “Vulenno Vula’” Onlus. Coordinamento a cura di Giulia Biancardi. Sempre sabato 24 marzo, alle 18, nella sede della Onlus Figli in Famiglia di San Giovanni a Teduccio, in via Ferrante Imparato 111, concerto jazz con Marco Di Gennaro.

Domenica 25 marzo al Centro MaMu – Arte e Cura nella Globalità dei Linguaggi, in via Ferrovia Piedimonte d’Alife n.5/B (adiacente fermata MetroNapoli 1 Piscinola-Secondigliano), alle 10.30, in programma “I colori del pianoforte”, laboratorio musicale per bambini; alle 11.30, “Anch’io S(u)ono!”, Giovani e giovanissimi interpreti dell’Area Nord di Napoli eseguiranno brani musicali al pianoforte. Una produzione a cura della Cooperativa Umanista Mazra, in collaborazione con il “Centro MaMu – Arte e Cura nella

Globalità dei Linguaggi” APS Onlus e l’OdV “Vulenno Vula’” Onlus. Coordinamento a cura di Giulia Biancardi. Sempre domenica 25 marzo, alle 18, nella sede della Onlus Figli in Famiglia di San Giovanni a Teduccio, in via Ferrante Imparato 111, concerto di classica con Michele De Simone.

 

Segui gli eventi Piano City Napoli 2018 sui social con l’hashtag #pianocityna2018

 

di Francesca Marra

C’è un’area di frontiera tra Scampia e il vicino quartiere di Miano che da molti è ritenuta terra di nessuno. Questo ‘non-luogo’ coincide con la caserma abbandonata Boscariello. Un enorme complesso edilizio di proprietà dell’Esercito Italiano di circa 90 mila metri quadrati che era composto da case-alloggio per ufficiali, reparti di fanteria e depositi di materiali e mezzi di trasporto. Tutto abbandonato da più di 10 anni. 

Fino a quando, due anni fa, con la firma del protocollo d’intesa tra Comitato olimpico, ministero dell’Interno e della Difesa e agenzia del Demanio, la situazione si è definitivamente sbloccata con il progetto della Cittadella dello sport di Scampia. 

L’iniziativa vede tra i protagonisti le forze dell’ordine, che gestiranno 76 mila metri quadri per fare della struttura un presidio di legalità, e il Coni, a cui sono affidati 14 mila metri quadrati nell’ambito del progetto Sport e periferie che prevede il recupero degli immobili pubblici. 

«È questo un segnale importante da parte dello Stato, la risposta per riportare al centro le nostre periferie. È un punto di partenza che rappresenta il buon lavoro messo in atto da tutte le amministrazioni competenti». Lo scorso ottobre, con questo messaggio di fiducia per quanto previsto dal progetto, il Ministro dello Sport Luca Lotti, assieme al presidente del Coni Giovanni Malagò e al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha inaugurato l’avvio dei cantieri. Durante la cerimonia, imponenti pale meccaniche hanno cominciato l’abbattimento delle strutture vetuste. L’obiettivo è quello di completare gli impianti entro l’estate del 2019. 

All’interno del centro saranno costruite due palestre con tribune da 150 posti, una per le arti marziali e un’altra polivalente. Ci sarà una sala fitness, spogliatoi, infermeria, uffici. Nelle superfici esterne saranno istallati due campetti da calcio, aree verdi e un parcheggio. Serviranno tra i 18 e i 24 mesi per la realizzazione del primo lotto, che comprende la palestra per il judo e gli spazi interni.  

«È dal 2008 che chiedo che a Scampia si realizzi una struttura sportiva a misura di quartiere». Questo va ripetendo da anni come un mantra Gianni Maddaloni, maestro di arti marziali che dal suo centro sportivo di Scampia ha forgiato i più grandi campioni olimpici in varie discipline. Un testimonial di un modello vincente nato proprio nella periferia più degradata di Napoli. A Giorgia Meloni, ministro della gioventù nel 2008 fino all’attuale ministro dello sport del governo uscente Luca Lotti, il maestro di judo avrebbe potuto chiedere finanziamenti per la sua struttura sportiva «alcuni anni bui ho stentato a pagare anche le bollette della luce». Ma la sua unica volontà, anche verso chi è spesso passato per il suo quartiere solo per fare passerelle, è stata quella di attrezzare la Boscariello a punto di riferimento sportivo per i tanti ragazzi delle periferie. «Tra Scampia, Secondigliano e Miano ci sono circa 500 mila persone, sa quanti ragazzi intraprendono la strada peggiore? Migliaia. È importante offrire l’alternativa giusta che passa per lo sport, le arti marziali, il rispetto», ha chiarito magistralmente Maddaloni. 

«La cittadella dello sport di Scampia nata da una mia idea, ha una finalità precisa: recuperare e sottrarre i giovani alla malavita, perché anche dalla malerba (che è il significato di Scampia ndr), nascono i campioni di domani. E nella cittadella – propone – chiunque prenda in gestione gli spazi destinati allo sport, dovrà anche creare degli ambulatori per le persone disagiate. Per chi non può permettersi neppure la sanità pubblica, alla cittadella dello sport troverà accoglienza e assistenza».

di Francesco Monaco

Il cibo è da sempre specchio della cultura e dell’anima di un popolo. Ma, soprattutto, lo unisce. I piatti migliori di una tradizione, e quella partenopea non fa eccezione, anzi, semmai ne è maestra, spesso nascono dalle cucine popolari, per poi arrivare ai livelli più alti. E «veicolare questo genere di cultura attraverso il cibo è l’obiettivo che anima l’Archivio Storico dal 2013, anno della sua nascita». A parlare è Luca Iannuzzi, patron di questo luogo di aggregazione che, dalla sede di via Scarlatti n.30, è diventato un punto di riferimento assoluto per la città, e Cavaliere di merito del Sacro Militare ordine costantiniano di San Giorgio.

Titolo che difende e custodisce, così come la medaglia di cui è stato insignito direttamente da S.A.R Carlo di Borbone per il lavoro e l’impegno profuso dall’Archivio storico nel suo recente progetto. Un orgoglio che comporta l’onere e onore di essere «riconosciuti, autorizzati e apprezzati da Casa Reale», con l’impegno di riportare in auge, in un’atmosfera da club tipica dei locali esclusivi delle capitali europee, i piatti della cucina borbonica, rivisitati in chiave contemporanea attraverso il nuovo Menù.
Gli ingredienti utilizzati sono solo prodotti naturali. Ogni mese viene proposto un “temporary dish” che resta in carta solo per 30 giorni. Il tutto attraverso l’arte e le sapienti mani dello chef Roberto Lepre, che ha riscoperto le ricette dei monzù (parola napoletana dal francese monsieur, ovvero “signore”, che era l’appellativo dato anticamente ai cuochi professionisti), attualizzandole sia nel processo produttivo di manipolazione degli ingredienti sia in ottemperanza alle attuali norme HACCP.

Restituire gli antichi sapori in un nuovo formato che rispetti il più possibile quelli originali, concedendosi di tanto in tanto qualche divagazione sul tema. «Napoli aveva bisogno di una location d’eccellenza, di prestigio, ma alla portata da tutti – continua Iannuzzi – un posto che facesse sentire importante chi vi entra».
Esempi tipici di tutto ciò sono i “Vermiculi aglio e uoglie” (ovvero gli “spaghetti aglio e olio”), la cui ricetta fu descritta nel trattato “Cucina Teorico Pratica” di Ippolito Cavalcanti. Appellati anche come “Vermicelli alla Borbonica”, in quanto piatto d’eccellenza per l’utilizzo della forchetta a quattro rebbi inventata dal ciambellano di Ferdinando IV di Borbone, sono reinterpretati come “Spaghetti aglio, olio e peperoncino, battuto di dentice al limone e clorofilla di prezzemolo a velo”. Oppure i “Polipetti alla Luciana”, un piatto di origini antichissime, così chiamato perché una volta i polpi erano pescati dai pescatori del Borgo Marinari di Santa Lucia e prima tagliati a pezzi grossolani e poi cotti lentamente nel loro liquido in una casseruola di terracotta, senza mai aggiungere acqua né aprire il coperchio, che nel menù dell’Archivio si trasformano in “Moscardini alla Luciana, cracker croccante del suo nero su spuma di ceci di Cicerale”. E poi ancora la parmigiana, la genovese, il sartù, il soffritto e, dulcis in fundo, è proprio il caso di dirlo, il babà, che, con crema alla vaniglia bourbon e amarena, prende il nome di “Lazzarone” (dall’appellativo di re Ferdinando IV). Tutti gli ingredienti sono, ovviamente, prodotti d’eccellenza del Meridione. E nulla viene lasciato al caso. Dall’impiattamento alle porcellane rifinite in oro che richiamano ai reali Borbone.
Fin dal menù, vero e proprio volume divulgativo di usi, costumi e tradizioni dell’epoca dei Borbone, insomma, l’Archivio Storico avvicina i suoi visitatori a un patrimonio troppo spesso dimenticato di quando Napoli si impose come una delle capitali Europee all’avanguardia in tutti i campi del vivere comune. Il tutto senza fermarsi mai o chiudersi in uno schema. Il locale, infatti, promuove talk, reading, eventi culturali, presentazioni di libri e anche programmi radiofonici. Prossimamente sarà aperta la caffetteria dell’Archivio Storico. E, a breve, in altri quartieri della città apriranno i battenti Estratti di trattoria Borbonica, per proporre solo piatti borbonici rivisitati. Inoltre è già prevista la possibilità di vedersi imbottigliare e poi acquistare presso l’Archivio, o anche tramite consegna a domicilio con Moovenda, i famosi drink. «La volontà è quella di esportare il brand nel mondo con una sorta di franchising. Per far conoscere la ricchezza, la vivacità culturale e il patrimonio storico dell’era che fu, dei fasti del Regno di Napoli e delle Due Sicilie troppo spesso nascosti nella storiografia ufficiale».