Irma Testa: «Sogno di vincere le Olimpiadi»

È di Torre Annunziata la miglior pugile italiana, prima donna ad arrivare alle Olimpiadi nel suo sport

irma testa

Di Vincenzo Sbrizzi

A vent͛ anni, Irma Testa è a tutti gli effetti il futuro della boxe italiana. In molti la conoscono per quella che è stata la sua prima impresa: a soli diciotto anni è stata la prima donna italiana ad arrivare alle Olimpiadi nel pugilato. Reduce dall’ennesimo titolo italiano vinto, rappresenta un esempio per i giovani campani. La sua parabola inizia in una palestra di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, con i maestri Lucioe Biagio Zurlo. Scopritori di decine di talenti, la loro non è una palestra qualunque perché sorge in pieno rione Provolera, una fucina di manovalanza per i clan locali. Un rione dove Irma è nata è cresciuta e dove ha coltivato anche un sogno: vincere le Olimpiadi, e sta ancora combattendo per riuscirci.

La passione per questo sport come è iniziata?
Ho iniziato a fare sport seguendo le orme di mia sorella, che già faceva pugilato da un anno. Ho iniziato per gioco e mi è subito piaciuta la sfida di dimostrare a tutti che io potevo farcela.

È più difficile per una donna diventare pugile?
È più difficile se non trovi subito persone giuste che credono nel pugilato femminile. Io ho trovato il mio maestro che aveva sposato questo nuovo filone. Quando ho iniziato eravamo sette donne a combattere. Sono stata fortunata. Nell’età giusta, quella cioè in cui devi scegliere la tua strada, i miei maestri Lucioe Biagio mi hanno formata e fatto diventare match dopo match, una brava pugile raggiungendo la nazionale a soli quattordici anni e rimanendoci tutt͛ora. Hanno creduto in me. Loro sono i miei salvatori. Hanno tutta la mia riconoscenza e la mia gratitudine.

Il percorso nello sport agonistico inizia presto, da giovanissima. Quali sono stati i sacrifici più grandi?
Sicuramente quello di essere andata via di casa molto presto e vivere in un͛altra città che non è la mia.

La tua città, Torre Annunziata cosa rappresenta?
Il mio cuore è sempre lì. A Torre Annunziata ho tutta la mia famiglia e i miei primi maestri. Ovunque sia appena ho un po’ di tempo libero ci torno. Tuttavia so che da una parte esiste il posto stupendo a cui sono legata e dall’altro esiste anche una realtà drammatica da cui sono scappata. Sto cercando di costruire il mio futuro altrove perché a Torre non lo vedo possibile nemmeno in un domani. Certo è dura affrontare la tristezza e la malinconia che ti prendono quando sei fuori.

Qual è la situazione del pugilato in Italia? Cosa si può fare per far crescere i cosiddetti sport minori?
Il pugilato in Italia ultimamente sta crescendo sempre di più perché tanta gente inizia a crederci. Ma rimane comunque uno sport minore se si considera che è ancora un passio indietro al tennis e al golf addirittura. Forse se si incrementasse un buon piano televisivo la boxe potrebbe avere il successo che aveva negli anni ͚60.

Appena diciottenne c’è la partecipazione alle Olimpiadi e una scrittrice, Cristina Zagaria, vi ha dedicato un libro. Come si fa a mantenere i piedi per terra?
Solo grazie alla determinazione di voler arrivare sempre più in alto, e alla consapevolezza che nel pugilato non sei mai la migliore.

Il più grande desiderio?
Per il futuro vorrei diventare una pugile di riferimento in campo internazionale per la boxe femminile. Il mio più grande desiderio? Bè è vincere le Olimpiadi!