Sergio Castellitto: Napoli? Un set naturale, un’officina di talenti e creatività


L'attore e regista romano, vincitore di tre Nastri d’argento al Certain Regard di Cannes 2017 
con 'Fortunata', non esclude a breve la direzione di lavori ambientati nel capoluogo partenopeo

«Può sembrare un’ovvietà, lo ripetono tutti, ma Napoli è davvero un set naturale, come diceva Massimo Troisi, dovunque giri la macchina da presa trovi materiale, qualcosa davanti a quella macchina succede. In questo è unica». Sergio Castellitto non nega il suo amore, come regista ma anche come uomo, per il capoluogo partenopeo, dove potrebbe, in un futuro non troppo lontano, dirigere un nuovo lavoro.

«Napoli possiede due caratteristiche fondamentali della drammaturgia: l’entusiasmo e la disperazione, che sono due componenti di qualsiasi forma di racconto. La bellezza e anche la putrefazione di quella bellezza». Il problema, spiega l’attore, regista e sceneggiatore romano, è trovare le storie giuste: «Ma Napoli è un laboratorio, e ora più che mai l’ho trovata piena di energia, un’energia abbastanza formidabile, venendo io da Roma, che è una città sull’orlo del baratro».

Castellitto ricorda che Margaret Mazzantini, sua moglie, la sua musa, la scrittrice dalle cui opere sono nati tanti dei suoi capolavori cinematografici, come Non ti muovere nel 2004, scrisse qualcosa su Napoli: «Un incipit che poi ha abbandonato, Margaret ha tanti libri che non ha finito di scrivere, sparpagliati sulle credenze, ma chissà se un giorno ci rimetterà mano».

Parla molto del suo rapporto con Margaret, Castellitto, un legame fortissimo, che dura da anni. «Margaret ed io siamo degli outsider di successo. Siamo sempre stati fuori dai salotti, dalle consorterie, siamo noi il clan l’uno dell’altro».

Ma com’è lavorare fianco a fianco con la propria moglie? «Possono esserci dei conflitti, certo, capita quando si lavora insieme ma noi non abbiamo mai diviso la vita privata dal lavoro, abbiamo sempre fatto tutto uniti e poi anche insieme ai nostri figli che hanno assorbito e vissuto, a volte anche scocciandosi, tutto questo con noi. Una fortuna e un privilegio sono stati l’avere in casa una scrittrice come lei, che racconta storie, storie di tale portata».

E a chi gli chiede se ha mai pensato di scrivere lui stesso un soggetto, un romanzo, risponde scherzando: «No, per carità, c’ho quella che è talmente brava! Credo che ognuno debba fare il proprio mestiere. Io non sono così bravo a scrivere, ho una capacità di sintesi ma portare a termine un libro significa tutt’altra cosa, è un’immersione talmente profonda, anche fisica, non solo intellettuale».

L’ultimo lavoro, Fortunata, è stato premiato con tre Nastri d’argento al Certain Regard di Cannes 2017. «E al di là dei premi, il film ha avuto un grande riscontro del pubblico. Riceviamo ancora tante e-mail di affetto, e alla fine è quello che conta davvero: la scia d’amore che tu lasci negli spettatori. Il vero premio è la persona che per strada ti ferma e ti racconta l’emozione che ha provato vedendo Fortunata, la lacrima che gli è scesa o la riflessione che il film gli portato sulla sua vita. Questo è il premio più grande, in assoluto».

In cantiere ci sono poi anche dei progetti di scrittura per la tv, con giovani sceneggiatori, che stanno sviluppando delle idee. «E sì, in uno di questi progetti, Napoli c’entra e come, ma in commedia». E confessa che non gli dispiacerebbe lavorare come regista per la tv, dove invece è spesso protagonista in veste di attore. «Penso che le serie in generale siano state una straordinaria novità. Ho imparato a conoscerle grazie a mio figlio, il più grande. Avere a disposizione 400-500 minuti per approfondire un personaggio è, senza dubbio, una grande occasione drammaturgica. Liberarsi dalla gabbia temporale di un film classico, ti consente un’occasione di approfondimento verticale impensabile».

Come attore di tv movie, a giugno per tre settimane è stato proprio a Napoli per girare, tra Pianura e Soccavo, la storia di Rocco Chinnici. «Mi piace, se faccio la televisione, di farla raccontando delle biografie, perché se racconti delle vite diventi anche un testimone del tuo tempo. Due anni fa, ad esempio, ho fatto quella sul Sindaco pescatore Angelo Vassallo, una cosa molto bella, una ferita ancora aperta».

Ma il rapporto anche lavorativo con Napoli è iniziato davvero presto. «Da giovanissimo ho lavorato con Mario Merola, ho fatto ‘O carcerato, interpretavo Scapricciatiello, lo spione del carcere, ero ancora in accademia, fu un’esperienza incredibile. Mi trovai questo gigante davanti, fu un’emozione unica».