Peppe Barra: 40 e più Natali a suon di ‘Cantata’ 

Alla serata AIL Napoli: «Sono stato anche infermiere, la musica è terapia che stimola l'anima»

peppe barra

di Adriana Schiavo

Occhi profondi di chi la vita la attraversa tenendo per mano la fantasia. Un’uscita di sicurezza. Nel camerino del Teatro Augusteo, Peppe Barra non ha indossato ancora lo zuccotto. Un pezzo di Napoli che i vicoli e la musica popolare li porta da più di 50 anni nel mondo. Attore, cantante, trasformista, negli eccessi della passione infuoca e avvolge l’anima di chi lo ascolta, in una cascata melodica e avvolgente.

Lo incontriamo al concerto di beneficenza per festeggiare i 10 anni di AIL Napoli – sezione Bruno Rotoli, dove duetta per la prima volta con Renzo Arbore.

Lei pensa che la musica possa essere curativa?

La musica in sé è terapia, in questo caso è una terapia che stimola l’anima, il cuore e la bontà. È un linguaggio universale d’amore ed è proprio adatto un concerto con Renzo Arbore che è una persona di grande cultura e di grande spessore artistico. È stato bellissimo incontrarci dopo tanto tempo.

Qual è il Suo rapporto con la malattia?

Da ragazzo mi sono diplomato in infermiere professionale e l’ho fatto perché volevo aiutare. Nei due anni di tirocinio all’ospedale dei Pellegrini a Napoli, dove la gente soffriva e non era come oggi l’ospedale, tra i pazienti malati gravi di leucemia c’era un ragazzo di diciotto anni. Io andavo a mare a Procida all’epoca e una sera, andai per portare a questo ragazzo la pillola e lui me la scaraventò addosso poi mi prese la mano e disse: «Guarda la differenza tra la tua e la mia, tu c’hai diciotto anni come me, tu vai a mare e io sto morendo». È stata una cosa che mi ha colpito e mi ha fatto pensare e da quella esperienza la mia vita è cambiata, mi sono dato anima e corpo all’arte ma soprattutto con l’amore.

Che ruolo ha oggi la musica popolare a Napoli?

Di questo parlavo anche con Renzo, di questo sconvolgimento, di questi anni che sono passati, di questo secolo che è all’insegna del cattivo gusto. Attraverso gli occhi che si soffermano in giro, è difficile che lo sguardo si fermi su qualcosa di bello ed elegante. Guarda la città di Napoli, sconvolta e deturpata da questi graffiti orrendi che deturpano le mura di palazzi antichi che andrebbero protetti e amati.

Cosa pensa dei giovani?

I giovanissimi, non tutti, si stanno involvendo, non stanno vivendo un momento felice. È un passaggio l’adolescenza molto difficile ma questo è un grido di allarme che io mando ai genitori, devono stare molto attenti ai loro bambini, ragazzi che cominciano ad aprire gli occhi ad una vita reale, non a quella sognante.

Il mondo è cambiato molto da quando era giovane Lei…

Io ho settantatré anni e sono stato felice nella mia gioventù. Ho avuto una madre eccezionale, ho vissuto in una famiglia d’arte, sono stato un po’ privilegiato in questo senso. Era difficile anche allora però. L’adolescenza, è affrontare la vita e vedere con gli occhi del cuore, perché poi è tutto un turbamento.

Da 40 anni non c’è Natale senza Cantata dei Pastori, quest’anno ci sarà?

Non si sa ancora, forse si farà al Teatrino di corte, forse…perché sulla cultura non ci si sofferma più come una volta. La cultura non è più amata, non è più protetta, è tutto banale. La Cantata fu scritta nel 1688 da un palermitano ed è sopravvissuta fino ad oggi vuol dire che deve continuare e questo bisognerebbe dirlo a quelli che comandano e potrebbero difendere la cultura. La porto da quarant’anni in giro e spero di portarla ancora per molto. Fino a quando ho forza di farla la farò con gioia per festeggiare il Natale, perché io amo il Natale.

Non tutti amano il Natale però? 

I giovani spesso lo detestano, io faccio delle indagini anche perché avendo avuto una laurea honoris causa dalla Federico II parlo spesso con i giovani e loro, forse per atteggiamento, dicono che il Natale lo odiano, io invece il Natale l’ho sempre amato.

Ma il Natale in questo mondo si protegge con il consumismo. Basta che ci sta o babbà, a pastier, a menesta maretat e a gallina paesan…ma ch’ella, a gallin’, è difficile a l’avè!

Auguri Maestro. A noi la Cantata piace assai. E pure il Natale.