Bellezza ed esoterismo nel cuore di Napoli

cappella di San Severo

di Francesco Ciniglio 

La Cappella di San Severo, conosciuta anche con il nome di Pietatella e Santa Maria della Pietà, è una perla inestimabile del patrimonio artistico mondiale. Un luogo fuori dal tempo intriso di fascino, storia e mistero permeato dall’anima nobile e “maledetta” del mecenate Raimondo di Sangro, principe di San Severo e primo Gran Maestro della Massoneria partenopea che dopo la costruzione della Cappella, avvenuta alla fine del ‘600, la riprogettò e ne commissionò l’intero tesoro artistico.

Una figura straordinaria sospesa fra mito e realtà quella del Principe di San Severo, che a 250 anni dalla sua morte continua ad incutere timore nel “popolino” e a emozionare gli oltre 300mila turisti che ogni anno visitano la Cappella per ammirare i suoi preziosi lasciti e i capolavori di ineguagliabile bellezza come il Cristo velato, una delle opere più famose e suggestive al mondo, figlia del genio di Giuseppe Sanmartino.

Infatti nel lontano 1753 su commissione del Principe di San Severo, il giovane scultore servendosi di un unico blocco di marmo diede vita ad un’ imponente statua in scala reale con le fattezze di Gesù Cristo morto, avvolto da un sudario, le cui pieghe del velo, impalpabile al punto da sembrare trasparente, finiscono per mettere in risalto le linee del corpo martoriato di Cristo e offrire una visione più autentica e struggente della sua sofferenza. Il velo è di una fattezza talmente realistica da sembrare vero, tanto da dare adito alla leggenda secondo cui sarebbe il risultato di una “marmorizzazione” alchemica effettuata dal committente, il principe Raimondo, famoso scienziato e alchimista, che avrebbe insegnato allo scultore la calcificare il tessuto in cristalli di marmo.

Ma all’interno della Cappella di San Severo è possibile ammirare altre celebri opere come il Disinganno, gruppo scultoreo in cui è rappresentato un uomo che riesce a liberarsi da una rete (simbolo del peccato) grazie all’aiuto di un angelo alato che indica il suolo terrestre ai suoi piedi (metafora delle passioni mondane). Altrettanto suggestivo è il pavimento della Cappella dove troviamo un complesso labirinto formato da un’unica linea bianca. Il labirinto simboleggia la complessità del cammino quotidiano dell’uomo, il lungo percorso iniziatico che funge da via d’uscita verso la verità. Purtroppo oggi ben poco visibile a causa di un crollo avvenuto nel 1889, che finì per danneggiarlo irrimediabilmente. Ma ancora conserva l’eco del fascino di un luogo ricco di storia e magia.