Afro Napoli United Donne, la squadra di calcio è in rosa

Tra integrazione e lotta ai pregiudizi. Grasso: «I muri più alti sono quelli che dobbiamo superare perchè siamo donne».

afro napoli united

di Francesca Marra

È un progetto, quello dell’Afro Napoli United calcio femminile, con alla base un solo obiettivo: lotta a ogni tipo di pregiudizio, da quelli legati all’integrazione a quelli relativi al sempre bistrattato rapporto tra ‘donne e pallone’.

L’Afro Napoli calcio femminile è la squadra di calcio a 11, nata quest’anno grazie alla volontà del management dell’Afro Napoli United che ha deciso di lanciare il progetto di una squadra in rosa, compresa la dirigente: Luisana Grasso, 30 anni e appassionata di calcio da quando di anni ne aveva sei.

«Da quando abbiamo messo su questa squadra – spiega – di pregiudizi ne sfatiamo molti. E non solo quelli che riguardano la presenza di ragazze straniere».

«I muri più alti sono quelli che dobbiamo superare perché siamo donne, e le donne, si sa, non capiscono il fuorigioco», le fa eco ridendo Nadia, 25 anni, difensore. «E pensare che io invece ho cominciato per amore, spinta dal mio ragazzo, ho intrapreso questo percorso pochi anni fa, adesso non salto un allenamento».

L’Afro Napoli women è nata a giugno di quest’anno e oggi, con quattro punti in classifica nelle prime quattro partire, ha già l’ambizione di arrivare alla zona play off, come ci spiega con convinzione Alessandra: «Credo molto in questo progetto, non mi accontento di galleggiare a metà classifica».
La trentenne centrocampista che nella vita fa la posturologa in uno studio affermato di Napoli è anche quella che più di tutte non riesce a digerire il fatto che il calcio femminile non preveda la carriera professionistica. «I maschietti sono professionisti già dai 14 anni, mentre noi donne, anche quando arriviamo in nazionale, non veniamo mai considerate tali. Io ho giocato in serie B e in serie C, ma non posso dire di averlo fatto per soldi. A spingermi ad andare avanti alla mia veneranda età è la passione, la voglia di stare assieme alle altre ragazze».

“Avete le gambe sformate”, “Siete tutte omosessuali”, “In campo 20 donne creano solo confusione”, sono le frasi che spesso le giocatrici si sentono gridare dagli spalti. «Manca la cultura per un pieno riconoscimento del calcio femminile anche da chi fa parte di questo mondo – ribatte il Mister De Francesco -. Per molti le calciatrici si devono divertire mentre i ragazzi devono fare carriera».

Eppure le donne scendono in campo con la stessa determinazione, come spiega il terzino dell’Afro Napoli Sabrina: «Non saltiamo mai un allenamento neppure se piove o fa freddo. Quando affrontiamo le sfide, anche le più dure, ci mettiamo il cuore e giochiamo per la maglia, siamo molto unite nello spogliatoio. E poi se a casa torniamo con qualche livido poco importa».

L’Afro Napoli calcio femminile milita nel campionato regionale di serie C e tra le fila della squadra c’è la mascotte: Mary Fall. Classe 1989, originaria del Senegal, oggi vive a Mugnano di Napoli. Abile trequartista, insostituibile per mister De Francesco, ha da sempre voluto fare la calciatrice. «Ho cominciato a giocare da bambina assieme ai ragazzi per le strade del mio Paese, fino a quando, a 12 anni, sono entrata nella squadra del Senegal – spiega in un italiano scarno poiché è a Napoli solo da un anno -. Sono venuta in Italia perché voglio giocare a calcio».

Prima di giungere nel nostro Paese Fall ha militato in una squadra Svizzera. «Lo scorso anno giocavo nell’Irpinia, ma ho lasciato la squadra perché avevo difficoltà ad integrarmi, qui a Napoli mi sento accolta e ben voluta da tutte le mie compagne di squadra».

Se nell’Afro Napoli United ci sono molti ragazzi immigrati poiché il progetto, nato per iniziativa di Antonio Gargiulo e dei senegalesi Sow Hamath e Watt Samba Babaly, ha l’obiettivo di combattere la discriminazione e favorire la convivenza paritaria tra napoletani e migranti, con le ragazze tutto ciò risulta essere alquanto complicato. Intoppi burocratici, mancanza di documentazione, meno propensione anche da parte degli uffici nel rilascio dei permessi di soggiorno per ragazze che giocano a calcio.

«Abbiamo già dovuto rinunciare a diverse giocatrici provenienti da Capo Verde e dal Paraguay – dice con rammarico Arianna –. Rischiamo di dover rinunciare anche a Fall. Eppure è la più forte di tutte dentro e fuori dal campo».