Il B&B in cui respirare l’aria di Napoli

Tra progetti e aneddoti, Riccardo Zappacosta ci parla del suo secondo Bed and Breakfast. «Quella notte passata a chiacchierare con un prigioniero di Auschwitz…»

di Francesco Monaco 

Alcune scelte nella vita si fanno quasi per caso. Capita di ritrovarsi a scegliere, appunto, di andare lontano dalla tua città, Napoli, e dalla tua famiglia. Spinto da quell’amore e odio che forse possono comprendere solo i napoletani che tengono davvero a questo luogo “tra l’inferno e il cielo”, come cantava Pino Daniele. Capita, però, anche di tornarci a più di 40 anni e di non volerla lasciare più.
«Non andrò più via. Adesso ci sto troppo bene». Se parlassimo della sceneggiatura di un film o della sinossi di un libro, la vita di Riccardo Zappacosta potrebbe cominciare proprio così. L’ambientazione, invece, sarebbero le suggestive mura di Palazzo della Grande loggia. Al 214 di via Duomo. «Uno dei più antichi di Napoli. Vai su Wikipedia e troverai proprio questa foto». Ce lo dice lui stesso durante la chiacchierata che abbiamo fatto insieme, mentre le stanze del suo secondo Bed and Breakfast cominciano a prendere forma. Il secondo sì. Perché il primo è uno dei motivi per cui Riccardo è tornato. Il  Neapolitan Bagaria. «L’ho chiamato così anche come omaggio alla mia passione per la musica, oltre che a questa città. “Bagaria” è un termine che ha un doppio significato. D’altronde si può usare sia per identificare una grande confusione, sia qualcosa di bello. Come Napoli. Appunto. Una realtà a tutti gli effetti che lo ha portato a cimentarsi in un altro progetto, anche se questa volta con altri due soci. «E penso già che ce ne sarà un terzo. Io fermo non ci so stare». 

Ma com’è cominciata quest’avventura? 

Mi sono ritrovato per caso in questo mondo. Tutto è partito, un anno e mezzo fa, dall’idea di trasformare la metà della mia casa a Piazza Dante in un B&B. Ma prima di ciò, nella mia vita avevo fatto molte cose. Ho lavorato in una società di costruzioni per grandi opere. Sono stato molto all’estero, soprattutto in Azerbaijan e Kazakistan. Napoli mi stava stretta e provato per questa città una sorta di amore e odio che solo i napoletani possono capire. Ho aperto, così, una società di intermediazione per esportare il made in Italy all’estero. Soprattutto nei Paesi dell’est Europa. Poi mi sono ritrovato a fare il contrario. 

Nell’arco di questa tua prima esperienza, avrai conosciuto tante persone… 

Devo dire che il tipo di clientela del B&B è formata da utenti di fascia alta, con richieste alte ed esigenti. Ma in questo anno e mezzo ho conosciuto l’umanità più disparata. Da turisti normali a docenti della Sorbona e persino un uomo che aveva tatuato sul braccio un numero. Solo dopo ho scoperto come gli fosse stato impresso ad Auschwitz. Abbiamo chiacchierato tutta la notte, sorseggiando la vodka che aveva con sé. 

Com’è fare impresa a Napoli? 

Lavorare a Napoli mi piace. Come diceva Pino Daniele “è una città dai mille colori”. Devi prenderla nel modo giusto, però. Purtroppo i servizi per il turismo sono ancora scarsi. Ed è un peccato, perché, invece, si dovrebbe lavorare molto di più su questo, in particolar modo per quanto riguarda i trasporti. Ho studiato molto il mercato. E se società come Easyjet e Ryanair incrementano i voli da e verso Napoli, vuol dire che hanno fiutato il flusso. Si tratta solo di seguirlo, a questo punto. 

Parlaci un po’ del tuo B&B 

È formato da sei camere, di cui una un vero e proprio appartamento. In totale sono 16 posti letto. A differenza del primo, che, invece, ne prevede sei (una quadrupla e una doppia) e nasce in un palazzo della metà dell’800. Nel nuovo B&B ho voluto anche utilizzare un arredo più moderno, rispetto a quello classico del precedente. Per agevolare i nostri ospiti e venire incontro a tutte le loro esigenze, abbiamo, inoltre, convenzioni con molti locali, ristoranti e anche con le spiagge. 

Consiglieresti a chi volesse cimentarsi in questa attività, di farlo? 

Assolutamente sì. Gli direi buttarsi e farlo. L’offerta è ancora limitata rispetto alla domanda. Ma è un lavoro, come tutti gli altri, d’altronde, che va fatto bene. Non in maniera improvvisata. Ovviamente, prima fatelo fare a me! (ride ndr)