Le “eruzioni” di bellezza di Gennaro Regina

Il Vesuvio che erutta è una delle icone dipinte dal pittore partenopeo. «Non è un simbolo di distruzione ma di catarsi della negatività»

Al Corso Vittorio Emanuele, in uno dei quartieri più prestigiosi di Napoli, nella galleria Voyage Pittoresque Factory ci accoglie Gennaro Regina, uno dei pittori napoletani più acclamati dalla critica italiana.

Classe 1965, figlio d’arte, discendente da una famiglia di editori e librai antiquari dal 1865 ha catturato, non solo, lo sguardo esperto dei critici d’arte ma anche incantato il grande pubblico soprattutto per le sue opere sul Vesuvio che presto è diventato l’icona della sua pittura, nonché, ammette lo stesso artista, la sua forza ispiratrice.

Nel suo spazio d’arte ci guida in tour tra le sue opere e così ci immergiamo subito in un mondo fatto di tele, colori  e creatività.

Quando ha deciso di diventare un pittore?

La passione per la pittura si è manifestata precocemente nella mia vita, devo ringraziare la mia famiglia che mi ha permesso di respirare il “profumo dell’arte” fin da bambino. Solo dopo gli studi economici, però, la passione per la pittura e la fotografia è diventata un lavoro. Così, cinque anni fa nasce anche Voyage Pittoresque Factory, una galleria d’arte e un luogo di aggregazione per gli amanti dell’estetica, imprenditori, artisti e quanti si propongono di proiettare Napoli come capitale del Mediterraneo.

In che modo Il Vesuvio e le sue eruzioni sono protagonisti nella sua pittura?

Sono un artista napoletano, legato a Napoli e profondamente convinto delle sue potenzialità. Nei miei quadri l’eruzione è centro propulsore di nuove energie dalle cui viscere è in atto una catarsi che si manifesta con l’esplosione, da intendersi come liberazione dalle negatività che mortificano la città ogni giorno. Seppur vivo, non è un Vesuvio malefico che distrugge, ma la sua lava punta verso l’alto come un grido. Nel 2011 al PAN fu allestita una mostra chiamata non a caso L’urlo del Vesuvio, dove i miei dipinti gridavano proprio per una Napoli stanca di subire e di stare a guardare.

Subire, ad esempio, i roghi che la scorsa estate hanno devastato il Vesuvio?

Sì, il mio Vesuvio era “incazzato” nero e in quell’occasione ho lasciato che le parole prendessero il sopravvento sulla pittura «potente, forte, tremendo, ora piango. Piango davanti all’imbecillità, alla noncuranza e alla cattiveria degli esseri umani. Ma prima o poi, lui si arrabbierà di nuovo, e sarà tremendo e spietato. Uomini, io sono napoletano vero, mi sono fermato varie volte davanti alla statua di un santo per puro rispetto, ma la prossima volta nessun santo potrà fermarmi, tanto ho capito che a voi piace bruciare….».

Con l’opera Suriezione, è stato protagonista di una perfomance live sul Vesuvio, cosa ha provato?

Suriezione in fisica significa perfetta corrispondenza tra due insiemi, e con questa opera posso dire di essere riuscito a stabilire un contatto diretto con il Vesuvio, dipingendo per la prima volta a pochi passi da lui. Lì sulla sommità del cratere, accompagnato dalla musica e con le mani immerse nei colori che trasportavo direttamente su tela, mi sono lasciato cadere in un turbinio di emozioni che mi hanno trasportato in un spazio fuori dalla realtà, dominato solo dalla magnificenza del Vesuvio. In quell’occasione è stato realizzato anche un docucorto d’arte, premiato poi al Los Angles Movie Awards, in cui si fondano pittura e musica, la veduta mozzafiato del Vesuvio, poi ha fatto il resto.

Il Vesuvio è stato uno dei protagonisti più apprezzati dei suoi dipinti, ma i suoi lavori, i soggetti e le tecniche utilizzate sono molteplici..

Mentre le eruzioni sono lavori istantanei direi, in quanto legate a emozioni momentanee, i dipinti di pittura e collage sono la conclusione di un complesso studio di prospettiva, colori, luci e ombre. Ne è un esempio Santa Legalità, la cui particolarità è anche la sua inquadratura sempre frontale. Indipendentemente dalla nostra posizione, non si perde mai di vista San Gennaro che guarda il Vesuvio che urla “legalità”.

A chi può dirsi di ispirarsi?

Il mio punto di rifermento è Andy Warhol, apprezzo la sua abilità comunicativa che unita alle sue doti creative hanno fatto dell’arte un potente mezzo di comunicazione. Questo è quello che provo a fare anche io: dare una voce alla mia anima e alla mia pittura, a cui si accompagna un gioco e una combinazione di simboli di Napoli e della tradizione napoletana, un po’ sacra con San Gennaro che guarda il Vesuvio, un po’ profana con i cornetti a formare enormi e scaramantici corni che escono dalla bocca del Vesuvio.