Public Vintage Diner, l’anti pub nel cuore di Pozzuoli

Gli chef Bevilacqua e Monaco «Accompagniamo il cliente verso la scoperta di sapori nuovi ma cuciniamo solo quello che ci piace mangiare»

Di Valeria Sannino

Si può gustare un salmone in crosta di cracker ed erbe aromatiche su purè alla mozzarella di bufala o una tagliata marchigiana ai carboni o ancora un panino alto come un condominio ripieno di ogni leccornia. Il menù  del Public Vintage Diner mette in crisi anche i buongustai più decisi.

Ristorante, pub, pub-gourmet? I proprietari e chef Giuseppe Monaco e Mario Bevilacqua si schermiscono da ogni definizione che incaselli il locale che affaccia su via Napoli, nel centro di Pozzuoli, in etichette ormai inflazionate.

«La cucina gourmet è la rivisitazione della cucina delle nostre nonne tramandata di generazione in generazione. Tutto il resto non è un gourmet ma un altro piatto, diverso».

E la diversità, l’originalità è ciò che distingue non solo il locale in pieno stile vintage ma anche i piatti realizzati in grado di accontentare i palati più tradizionali e sopraffini.

Tradizione e modernità, un binomio che hanno saputo coniugare molto tempo fa.

Chef Mario Bevilacqua, come vi siete conosciuti?

Io e Giuseppe ci siamo conosciuti a 14 anni, frequentavano la stessa classe all’istituto alberghiero. Quando siamo cresciuti io sono andato a lavorare per un anno a Roma mentre Giuseppe era a lavoro in Toscana. Alla sua proposta di raggiungerlo in Toscana non ho esitato ed è così che ci siamo rincontrati ed abbiamo cominciato a lavorare insieme. Dopo ben tre anni in Toscana e una breve tappa lavorativa a Fiumicino  siamo giunti a Gaeta dove abbiamo piantato radici. Io poi sono partito per  Londra.

Oltre il confine italiano. Che esperienza è stata andare a Londra?

Lavorando a Londra ho capito davvero che genere di locale avrei voluto impiantare. Ho visto il loro concetto di pub, molto diverso da quello napoletano. Il pub all’estero è un punto di ritrovo, non si limita a far mangiare velocemente il cliente ma  gli permette di trascorrerci tutto il tempo che gli serve per lavorare e  per rilassarsi. Sono locali sempre aperti e dove c’è sempre gente.  È da qui che è cominciata a balenare in me l’idea di un locale.

Quanto c’è di “estero” nel vostro locale?

Noi non abbiamo il design di un pub inglese ma ne seguiamo il tipico concept.  Siamo l’anti-pub, ad esempio la mis en place che è  molto più da ristorante che da pub inglese. Quando il cliente arriva noi gli offriamo subito un calice di prosecco e un piccolo antipastino preparato al momento in cucina. Il coperto e il servizio non si pagano e l’acqua è sempre offerta da noi.  Chi viene a cena da noi avverte la sensazione di tranquillità, come se il tempo si fermasse.

Chef Giuseppe Monaco, che feedback ricevete dai vostri clienti?

Siamo molto soddisfatti quando i nostri clienti ci dicono che sono contenti  perché locali del genere a Pozzuoli non ci sono. La nostra è stata una scelta che ha voluto mettere in primo piano la qualità. Siamo sempre presenti durante la cena ed anche se solo per una chiacchiera, interagiamo coi nostri clienti, consigliandoli su cosa bere e su cosa mangiare. Ricordo che poco tempo fa una signora che era a cena qui con suo marito  mi ha confidato di essere riuscita a tornare  indietro col tempo al suo viaggio di nozze, a quando da giovane cenava qui a Pozzuoli. È stato emozionante.

La vostra è un mix di cucine..

Vogliamo diffondere sapori nuovi e far cadere i pregiudizi rispetto a certi cibi che le persone non mangiano soltanto perché non li conoscono. Il cliente deve essere guidato per mano e scoprire gusti diversi. Noi cerchiamo di mescolare il classico al piatto anche un po’ più estremo. Per esempio, in menù abbiamo la parmigiana ma serviamo la carne accompagnandola  con un burro all’aglio che non è un condimento tipicamente napoletano.

Siete riusciti ad aprire questo locale con le vostre forze ma anche con l’aiuto di un fondo per l’imprenditoria giovanile e avete ricevuto anche una lettera di riconoscimento da Antonino Cannavacciuolo..

Sì, lo chef Antonino Cannavacciuolo si è complimentato con la nostra scelta ma non ci ha potuto onorare della sua presenza in nome dei suoi tanti impegni lavorativi.

Perché dovremmo cenare al vostro locale?

Perché noi regaliamo emozioni.  Non siamo artefatti. Siamo spontanei e ci crediamo davvero. Noi abbiamo deciso di cucinare quello che ci piace mangiare.