Gatta Cenerentola, un’eroina atipica made in Naples

Il film d’animazione diretto da Rak, Cappiello, Sansone e Guarnieri, trionfa a Venezia. 
«Sullo schermo la Napoli poetica e immaginifica che noi amiamo»

gatta cenerentola

di Vincenzo Sbrizzi

Esiste un modo di raccontare una favola e contemporaneamente il vero volto di una città? A Napoli esiste e si chiama Gatta Cenerentola, il film d’animazione della Mad Entertainment che ha incantato il Festival di Venezia e sta riscuotendo un grande successo di pubblico in sala. Completamente “made in Naples”, la pellicola racconta la favola della tradizione riadattata in chiave futuristica. Una scelta fatta tre anni fa mentre Alessandro Rak – uno dei registi insieme ad Ivan Cappiello, Dario Sansone e Marino Guarnieri – e la Mad stavano concludendo la lavorazione del loro primo film, L’arte della felicità. È proprio Rak a spiegare il perché della scelta. «Ci sembrava normale che la storia di Cenerentola tornasse lì dove è nata, a Napoli. La prima stesura europea della favola è del 1634 ed è ad opera di Gianbattista Basile che era di Giugliano e che ha messo tante suggestioni napoletane nella scrittura dell’opera. Ci sembrava normale che tornasse qui.  Inoltre era adatta a raccontare la storica doppia visione che i napoletani hanno della città. A metà cioè tra coloro che ritengono che la città in cui si nasce debba poter ospitare i sogni e i progetti di chi ci vive e coloro che invece ritengono che se non c’è spazio per i propri progetti nella città natale, bisogna abbandonarla».

Napoli e il rapporto con la propria gente attraversa tutto il film e il ritratto insolito, come già successo ne L’arte della felicità, rappresenta uno degli aspetti più interessanti del film. «La definizione migliore per definire ciò che i napoletani provano per Napoli è quella di amore viscerale – spiega Guarnieri – un amore che è simile a quello che si può avere nei confronti di una madre che ti ha partorito e poi lasciato in orfanotrofio. Ne senti la mancanza e in un modo o nell’altro sei costretto a cercarla sempre. La ami anche se sai che la stai idealizzando, come può fare un bambino che non ha mai conosciuto la propria madre, e prima poi devi tornare per incontrarla di nuovo. C’è un legame che sono le radici culturali e sono molto difficili da abbandonare. Noi napoletani amiamo ridere dei nostri difetti e della città di Napoli ed è quello che proviamo anche a fare nel film».

Gli fa eco Rak che aggiunge un aspetto fondamentale nella narrazione: «A noi di Napoli interessa la poesia e il vivere comune. È una città che ispira e offre stimoli in termini di immaginazione e allo stesso tempo costringe un artista a confrontarsi con la questione sociale e i continui stereotipi sia negativi che positivi che ne caratterizzano da anni il racconto. Noi cerchiamo di dare la nostra visione di cosa fare della città, della parte vera della città. Nel film viene fuori chiaramente una città dalle promesse fallite e quello che un artista può fare è comunque provare a valorizzare gli aspetti poetici e il potere immaginifico di questo posto».

L’avventura Gatta Cenerentola è stata caratterizzata dall’intervento di tanti artisti del panorama partenopeo. «Una lunga gestazione per disegnare quella che era la nostra eroina atipica, Cenerentola – spiega Cappiello – Tutto è partito da una campagna di crowdfunding che ha dato vita ad un promo. Un progetto ambizioso che ha dovuto confrontarsi con il racconto di Basile e l’opera teatrale di Roberto De Simone, entrambi notissimi. La nostra rilettura ha introdotto un boss della malavita perché meglio di tutti poteva impersonare la potenza del cattivo della storia ed abbiamo sovvertito quello che era il ruolo del matrimonio come strumento di rivoluzione sociale dell’opera originale».

Dopo la fase iniziale del progetto, la scrittura e il lavoro di creazione delle animazioni si è arricchito dell’apporto di tanti musicisti napoletani, dando alle musiche un ruolo narrativo preponderante. «Cantare in dialetto napoletano è tornato ad essere sinonimo di qualità – dice il musicista Sansone – e la scelta di numerosi pezzi faceva già parte della sceneggiatura. Continuamente ascoltiamo musica mentre disegniamo o ragioniamo su una storia. A volte quando sei recettivo, ci sono canzoni che riescono a sposare la sincerità delle cose che vuoi raccontare come l’Erba cattiva di Gragnaniello e tanti altri pezzi inseriti nella colonna sonora. Abbiamo osato inserendo canzoni che sembrano parlare male di Napoli e le abbiamo fatte interpretare al boss per dare ancora maggiore enfasi al messaggio. La realtà è che vogliamo denigrare i luoghi comuni su Napoli».

Una pellicola con un cast stellare, con protagonisti Alessandro Gassman, Maria Pia Calzone e Massimiliano Gallo in un’interpretazione magistrale, che si candida ad essere uno dei migliori film d’animazione mondiale degli ultimi anni.