Violenza sulle donne, tutte le nostre responsabilità

femminicidio

di Lorenzo Crea

Alessandra e Noemi sono solo due degli ultimi nomi di donne, sempre più spesso giovanissime che vengono ammazzate dai propri “uomini”.

Ogni volta che leggiamo di un femminicidio ci indigniamo, gridiamo di rabbia, chiediamo giustizia. Per loro, per i familiari che piangono le loro figlie strappate alla vita troppo presto e in modo barbaro. Ma in Italia, ahimè, siamo tutti professionisti della indignazione.
Ci scandalizziamo facilmente, ma altrettanto rapidamente siamo bravissimi a dimenticare.

In questo Paese le leggi contro la violenza di genere ci sono, solo che vengono scarsamente applicate. Prendiamo il caso di Noemi. La mamma della giovane pugliese aveva, per ben due volte, denunciato il ragazzo per via dei suoi continui atteggiamenti aggressivi nei confronti della figlia.

Eppure quelle denunce sono rimaste lettera morta. Oggi c’è una indagine conoscitiva del Ministero della Giustizia per capire come sia stato possibile ignorare degli esposti tanto dettagliati.
Bene, ma è come mettere la porta blindata dopo un furto.

C’è poi un tema che riguarda la società, tutti noi rispetto alla violenza sulle donne. Spesso e volentieri se una donna lamenta un abuso, una aggressione tendiamo a dare (chi più, chi meno) sempre delle giustificazioni. Non siamo bravi a cogliere la gravità e la pericolosità di questi allarmi.

È una questione che va affrontata soprattutto dal punto di vista culturale. Quello della violenza non può diventare un tabù. Anche perché finiamo per costringere al silenzio migliaia di donne che, invece, di tutto avrebbero bisogno meno che di altri muri e altra indifferenza.

La sfida a questa escalation di violenza non riguarda solo le istituzioni (intese come ordinamento giudiziario o le forze dell’ordine).
La giustizia deve garantire una rigorosa e celere applicazione delle leggi che, come detto, sono già esistenti. Chi commette un abuso, quindi un reato, deve sapere che non può in alcun modo farla franca. E che le pene saranno durissime e senza attenuanti.

Ma la società, a tutti i livelli, deve essere pronta ad accogliere le tante grida di dolore che, purtroppo, giungono sempre più di frequente dalle donne del nostro Paese.

Una comunità, quale siamo o dovremmo essere, ha il dovere di non gridare “vergogna” il giorno dopo ma ha la responsabilità di “proteggere” le nostre donne e le nostre ragazze che spesso, anche in famiglia, sono inascoltate e lasciate sole.
E finché saranno sole le probabilità di piangere altre vittime sono sempre più alte.