Biennale di Venezia: la rivoluzionaria interiorità degli artisti emergenti

biennale venezia

di Vittoria Marzio

Apre al pubblico fino a domenica 26 novembre, ai Giardini e all’Arsenale, la 57esima Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo Viva Arte Viva, curata da Christine Macel e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.

La Mostra  offre un percorso espositivo che si sviluppa intorno a nove capitoli e vede anche la partecipazione di tre nuovi Paesi presenti per la prima volta a Venezia: Antigua e Barbuda, Kiribati, Nigeria mentre il padiglione Italia  è curato quest’anno da Cecilia Alemani.

Da non perdere il padiglione della Germania con una rappresentazione minuziosa  di Anne Imhof  che rappresenta Faust (curatore Susanne Pfeffer). Lo spazio interno asettico, bianchissimo è alterato da un pavimento rialzato in lastre di vetro: è questa la superficie di confine al di sopra e al di sotto della quale si muovono dei ragazzi di una bellezza atipica e disturbante che in una sequenza di performance esprimono violenza, erotismo, amore, repulsione e dipendenza.

Un’esperienza, quella della Biennale, che consiglio a chiunque, da un pubblico appassionato ad artisti emergenti, che quest’anno sono stati i veri protagonisti dell’arte messa in scena in laguna.

Vi hanno partecipato in 120,  provenienti da 51 Paesi e di questi ben 103 sono presenti per la prima volta: un vero record di partecipazione per gli emergenti in Biennale. Si tratta di un percorso particolarissimo in quanto l’espressione del rapporto tra l’io e l’infinito viene messo in risalto con perfomance a volte spettacolari, a volte inquietanti ma molto rappresentative del mondo interiore dell’artista. Dal padiglione degli artisti e dei libri, passando per quello della gioia e dei dolori a quello dei colori, il viaggio è davvero interessante seppur segnato dalle tante polemiche; infatti sono stati vari i collezionisti e critici che hanno lamentato la mancanza di effetti visive eclatanti.

E invece io penso che proprio questa peculiarità sia la cifra della Biennale: una rappresentazione contemporanea degna dei tempi in cui viviamo. Ogni artista ha ricreato un piccolo mondo quasi fosse un laboratorio/studio, ove crea e produce e il renderlo visibile agli occhi del vasto pubblico può al momento non essere apprezzato, ma se si pensa alla qualità scadente del contemporaneo in cui a far da padrone è l’immagine reiterata di se stessi, attraverso l’oggettivizzazione in monotoni selfie, sicuramente si apprezzerà l’interiorità talvolta operosa talvolta oscura e celata di ogni giovane artista.

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PADIGLIONE DELLA GERMANIA
Anne Imhof
Photo by: Francesco Galli

Padiglione Antigua e barbuda
Frank Walter, The Last Universal Man (1926-2009)
Photo by: Andrea Avezzù

Michel Blazy
Collection de Chaussures, 2015-2017
Photo by: Andrea Avezzù