Food Experience: Piazzetta Milù

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a cura di Giampiero Prozzo

Castellammare di Stabia non è più una indicazione del casello autostradale che annoda le curve della statale della Costiera Sorrentina, il suo transito necessario, la sua porta di servizio. Oggi più che mai, con la restituzione del nuovo lungomare, ne anticipa appieno le emozioni regalando, nella sua infinita passeggiata bordata di sabbia, quell’immagine rovescia del golfo di Napoli chiuso tra il Vesuvio allo specchio e le verticali di roccia di Vico Equense. Dunque Castellammare come una sorta di promessa per i chilometri di meraviglie naturali che poi si rincorrono fino a Salerno e che trovano puntuale compimento in una ristorazione di altissimo livello. È in questo contesto che bisognerà collocare Piazzetta Milù, il ristorante spalle al mare della famiglia Izzo nato come pizzeria e braceria che in pochi anni, dalla sua deriva gourmet, ha guadagnato una stella Michelin e soprattutto il consenso della critica e di un pubblico appassionato.
Sala che si illumina del bianco imperante e dalle grandi vetrate sul Corso, acciai di cucina a vista con una brigata giovane e ambiziosa, servizio e cantina ( piccola ma di enorme interesse) gestiti con garbo e mestiere dall’eccellente Emanuele, infine, un rapporto qualità/prezzo che invoglia alla serialità. L’offerta gastronomica, prevede tre percorsi degustazione o una scelta alla carta, rigorosamente stagionale, che oltre ad antipasti, primi e secondi, presenta una sezione dedicata alle carni di eccellenza, per la piacevolezza di ritagliarsi su misura la propria esperienza. Proposte che rimandano alla memoria e spesso al gioco, che offrono impatti gustativi centrati e riconoscibili ma che entusiasmano i palati più sofisticati per gli impiattamenti precisi ed eleganti, le tecniche di cottura e di preparazione raffinate, la scelta della materia prima e quel ripercorrere il pensiero sotteso dello chef.
Così capita di iniziare con sgombro, pollo, mele ed alghe dove si alternano sorprendentemente le fibre molto simili della carne e del pesce contrappuntati con gli zuccheri del frutto e la salinità del mare ad ogni boccone. O continuare pensando che non tutto è quello che sembra, dove prima nell’impepa(s)ta di cozze e poi nel calamaro in carrozza, nespole e mozzarella  l’idea dello spiazzamento è ottenuta con il travestimento e l’inganno. La classica impepata nel suo divenire spaghetto e il cibo di strada, da friggitoria, nobilitato dal cefalopode. Chiusura altrettanto sorprendente con dessert di contrasti e grande fattura con un limitato uso di zuccheri che garantiscono leggerezza e pulizia del palato. Come accade, ad esempio, nel cioccolato, piselli e lime.

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