Virgilio all’ombra del Vesuvio

Napoli è una città da sempre ricca di fascino, di storia e di tanti misteri. Uno di questi, getta le sue radici in un passato lontano e millenario. Parliamo di Roma e del suo antico impero. Di quella cultura che ha dato al mondo una nuova identità e che annovera tra i suoi rappresentanti centinaia di personaggi che hanno contribuito a renderla grande. Tra questi certamente spicca il poeta Publio Virgilio Marone. Ma come mai proprio lui? E cosa come si intrecciano le vicende di una figura così rilevante della storia romana con quella del capoluogo partenopeo? Ma procediamo con ordine.
Proprio a Napoli, il famoso scrittore e poeta si recò intorno all’anno 42 a.C., per studiare alla scuola dei filosofi di Filodemo e Sirone e proprio qui la tradizione lo vuole sepolto.
Il suo cenotafio (monumento sepolcrale) infatti è presente in città ed è visitabile ogni giorno. Si trova tutt’ora nella località di Piedigrotta, nel cosiddetto Parco Vergiliano (non confondersi con il Parco Virgiliano), poco prima di imboccare il tunnel che conduce al quartiere di Fuorigrotta. Proprio nel costone tufaceo che sovrasta il parco, è possibile notare l’ingresso ad un tunnel che mette in collegamento i due quartieri divisi dalla montagna. Si tratta della celebre Crypta Neapolitana – o grotta di Posillipo – realizzata secondo Strabone, tra il 30 ed il 40 a.C., dall’architetto Lucio Cocceo Aucto, lungo il più noto tratto della “via Puteolana”.
Proprio ai margini di questa galleria, si erge – su quello che fin dal XIV secolo è stato considerato il luogo della sepoltura di Virgilio – il singolare monumento di forma cilindrica.
Due iscrizioni, lo rendono però, veramente unico. Una è dello scrittore Francesco Petrarca (che già invita i viandanti a fermarsi accanto alla tomba di Virgilio) e l’altra, risalente al ‘500 declina alcuni versi dello stesso poeta: “Mantua me genuit, calabri rapuere, tenet nunc/ Parthenope: cecini pascua, rura. Duces” – trad. “Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, e ora mi tiene Napoli; cantai i pascoli, i campi, i condottieri”.
Nulla si sa di certo, rispetto al reale luogo della sua sepoltura. Questo luogo però, è da sempre il custode di una delle più affascinanti leggende. Una storia che permette a tutti di “incontrare” il poeta romano anche una sola volta nella vita, all’ombra del Vesuvio.