Una nuova legge per la protezione dei minori stranieri non accompagnati

bambini

A cura dell’Avv. Antonella Esposito Gagliardi

È recente l’approvazione della legge sulla protezione dei minori stranieri non accompagnati che recepisce i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’Infanzia. Spesso capita che sugli ormai tristemente famosi ‘barconi della speranza’ ci siano minori non accompagnati, la cui accoglienza è stata spesso non priva di problematiche.
La legge approvata ha stabilito il principio del divieto di respingimento alla frontiera di questi minori. Un provvedimento che si può adottare solo su indicazione del Tribunale per i Minorenni e a condizione che ciò non comporti un danno grave per l’interessato. A questo principio si accompagnano altre novità come: la presenza di un mediatore culturale in tutta la fase di identificazione, la ricerca della famiglia di origine o di congiunti idonei a prendersene cura.
Altra novità è poi la possibilità per gli Enti locali di promuovere la formazione di famiglie e soggetti affidatari. Non solo. Presso il Tribunale per i minorenni è stilato un elenco di possibili tutori volontari a cui possono iscriversi privati cittadini disponibili ad assumere la tutela di minori
stranieri non accompagnati. Infine sono previste maggiori tutele per il diritto all’istruzione e alla salute grazie alla predisposizione di progetti scolastici e di apprendistato volti a
favorirne l’integrazione.
Il provvedimento va nella giusta direzione della tutela dei soggetti fragili e quindi non può che esser salutato con piacere. Però chi opera a vario titolo nel settore dei diritti della persona, di tutela dei soggetti fragili non può esimersi dal sollevare critiche per la miopia con cui si affrontano invece le
problematiche dei minori residente in Italia. L’Istituto dell’affido familiare dei minori italiani in difficoltà, ne è un esempio. Un progetto che non è mai decollato perché lo Stato non investe
nella formazione dei Servizi sociali deputati a prendersi cura di queste sacche di disagio.
Mentre l’affido familiare, che ha lo scopo di aiutare per un periodo transitorio minori che vivono nelle famiglie di appartenenza con difficoltà economico-sociali, genera solidarietà ed è un moltiplicatore di benessere tanto per le famiglie bisognose tanto per quelle che accolgono i minori.
Servirebbero dunque interventi onnicomprensivi.