R. Cappuccio:«Il mio Napoli Teatro Festival?Un corto circuito tra tradizione e modernità»

 

a cura di Francesco Monaco

Dal 5 giugno al 10 luglio a Napoli e nelle altre città campane si svolgerà il Napoli Teatro Festival 2017. Saranno proposti più di 90 titoli suddivisi in undici sezioni. Dagli spettacoli Internazionali a quelli Italiani, attraversando danza, musica, cinema, letteratura, formazione, mostre. Poi la sezione SportOpera che racconta della passione dei grandi scrittori per il tema dell’agòne, i progetti speciali e la sezione Osservatorio che darà spazio a compagnie di grande valore. A dirigere l’evento, giunto al suo decennale, Ruggero Cappuccio.

Lei è alla sua prima direzione del Napoli Teatro Festival. Che edizione sarà?  

Sarà un Festival che punta al corto circuito virtuoso tra tradizione e scritture moderne, ponendosi come agorà civile in un processo di consapevolezza culturale che riguarda l’intera città.

La sezione dedicata al teatro internazionale, costruita intorno alle figure di Jan Fabre, Angelica Liddell, Dimitris Papaioannou. Perché questa scelta?

Il Napoli Teatro Festival Italia accoglie decine di debutti significativi in prima nazionale. Come quello di Angelica Liddell con “Genesi 6, 6-7”, terzo capitolo del suo lavoro sull’Infinito; Dimitris Papaioannou presenta “The Great Tamer” nella sua unica tappa italiana; infine Jan Fabre con “Belgian Rules”, dona l’anteprima assoluta di un lavoro che poi sarà visto a Vienna, Roma, Siviglia, Amsterdam, Anversa. Maestri della scena invitati anche per il loro sguardo insieme critico e poetico.

Napoli Teatro Festival è da sempre itinerante. Quest’anno però sono state individuate tra le location dei luoghi- simbolo come Palazzo Reale che sarà la Casa del Festival e San Giovanni a Teduccio.

Napoli  è  il Teatro che contiene i Teatri.  E questa edizione sarà un viaggio intorno alle varie culture teatrali. Per questo abbiamo costruito la programmazione su alcuni luoghi di indiscusso e diametralmente opposto valore. Nel caso della reggia borbonica di Piazza del Plebiscito, per avviare un processo di valorizzazione tra teatro e beni architettonici; In merito alla periferia orientale di Napoli, abbiamo ritenuto necessario porre in evidenza la sua importanza e l’opera pedagogica per i giovani a rischio svolta da un gruppo di artisti facente capo al teatro Nest.

Un teatro inclusivo e sociale passa anche per un’oculata operazione economica. Va letta così la nuova politica dei prezzi?

Il Napoli Teatro Festival Italia si pone come organismo di crescita culturale e sociale ed è naturale adoperarsi per favorire la partecipazione di tutto il pubblico.

Anche le altre città della Regione saranno coinvolte. Come mai la scelta di associare ad ogni luogo un elemento naturale?

Perché è giusto crescere insieme, dando risalto alla ricchezza culturale della nostra Regione Campania. Salerno è associata all’acqua, Benevento al fuoco, Caserta all’aria, Avellino alla terra. Secondo un principio che li identifichi con la loro identità storica. Il mare inteso come viaggio, mito e comunicazione; il fuoco come energia spirituale; l’aria come spazio che accoglie le linee architettoniche e la terra come tradizione rituale, rappresentano gli incipit di una ricerca teatrale che spazi tra tradizione e modernità.

In questa edizione si punta anche sull’alta formazione con l’incontro tra i Maestri e i giovani talenti. 

La sezione dedicata alla Formazione sintetizza il nodo centrale dell’incontro tra i linguaggi e le generazioni unite nella necessaria e vitale trasmissione dei saperi. Eimuntas Nekrosius, Peter Brook, Tomi Janežič, saranno a Napoli per condividere la loro arte con giovani artisti della regione e, allo stesso modo, Bruno Leone, Maurizio Capone, Laura Curino, Elena Bucci, Enzo Marangelo, Andrea Renzi, Spiro Scimone e Francesco Sframeli avviano qui i loro laboratori con giovani allievi italiani e stranieri (saranno 190 in tutto).

Sono previste collaborazioni trasversali tra cinema, arte e teatro. Ce le può illustrare?

Uno degli obiettivi principali del Festival 2017 è rappresentato dalla riunificazione delle arti in una visione interdisciplinare della comunicazione umana. In questo senso va vista la collaborazione con l’artista Mimmo Paladino, che ha progettato il catalogo e i materiali promozionali, affinché essi stessi siano oggetti d’arte. Abbiamo creato la sezione cinema in collaborazione con il Festivaletteratura di Mantova, allineando film mai distribuiti in Italia dedicati alle figure dei grandi scrittori del mondo. E la sezione Mostre propone “Costumi da Star”, esposizione di costumi per cinema, teatro e lirica realizzata da grandi artisti italiani quali Piero Tosi, Maurizio Millenotti, Gabriella Pescucci e Carlo Poggioli, ma anche “Epifanie 02” una mostra-installazione risultato del “laboratorio irregolare” di Antonio Biasiucci.