Annalaura di Luggo racconta Blind Vision

a cura di Francesco Monaco

Gli occhi sono veramente lo specchio dell’anima? Chiunque si troverà, durante Maggio dei Monumenti, a visitare la mostra fotografica-performativa Blind Vision di Annalaura di Luggo, a cura di Raisa Clavijo, potrà senza dubbio trovare la sua risposta.

All’impegno nell’azienda di famiglia Fiart Mare in qualità consigliere delegato, Annalaura di Luggo affianca, infatti, la passione per la fotografia.

Il suo ultimo progetto, i cui protagonisti sono 20 persone cieche o ipovedenti dell’Istituto Colosimo e l’Unione Italiana Ciechi di Napoli, prevede un approccio tattile e fisico, per scoprire il valore di percepire il mondo anche in maniera alternativa rispetto alla vista. «Ho dedicato la mia ricerca artistica a immortalare gli occhi della gente per esaltarne, attraverso la macro-fotografia dell’iride, l’unicità. Ognuno ha il diritto di essere e sentirsi un’opera d’arte e Blind Vision nasce dalla necessità di capire cosa ci sia al di là della visione».

Annalaura di Luggo «fotografa per passione», come lei stessa si definisce, commenta così un evento che è destinato a lasciare il segno nelle persone che avranno modo di assistervi, così come ha fatto con lei. «Mi ha restituito molto. Insegnato, commosso, entusiasmato, dato forza, proprio la stessa che ho scoperta in questi ragazzi, che mi hanno fatto capire come il buio non esista, perché la luce è dentro di noi». E l’opera d’arte finale conserva tracce di tutti loro, anche attraverso delle frasi ottenute in una conversazione intima ed empatica con ogni soggetto ritratto, al fine di esplorarne l’universo interiore.

«Il lavoro video sarà oggetto di un documentario che verrà presentato con l’installazione artistica. Gli incontri sono avvenuti al buio. Li ho intervistati e poi  ho fotografato l’iride. Il tutto senza preparare mai le mie domande, che variano sempre».  O quasi. «Solo una è uguale per tutti. Quella sul senso della vita».

Impossibile, quindi, non chiedere ad Annalaura di Luggo quale sia il suo. «Per me il senso della vita? Concepirla come un dono da condividere con gli altri. Un dovere etico a cui non possiamo esimerci».