Mantenimento, le nuove condizioni

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a cura dell’Avv. Chiara Sabino

Caro Avvocato

Sono separato legalmente da mia moglie, le spese mensili sono alte e in queste l’assegno di mantenimento incide in modo notevole. Mentre la mia ex moglie non ha nessuna intenzione di lavorare, io compio enormi sacrifici per cercare di non essere manchevole nei confronti di nessuno. Le chiedo: fino a quando dovrò continuare a versare l’assegno di mantenimento?

Gentile Signore

mi capita spesso di difendere uomini da donne, lo affermo a malincuore, che hanno una visione distorta della separazione. Moltissime signore, non tutte per carità,  affrontano la separazione personale come una sorta di affare, incattivite da una giusta dose di rabbia ma con una visione non reale delle condizioni circostanti. Il loro impegno è quello di cercare di ottenere un assegno di mantenimento che abbia anche uno scopo punitivo e che prescinda dalle reciproche forze economiche dei coniugi.

I giudici sempre più spesso si stanno rendendo conto di questo andamento e cercano in parte di modificarlo. È recente la sentenza della Cassazione n.789/17 secondo cui solo quelle donne che hanno perso, prima della separazione, ogni potenziale capacità di guadagno, possono esigere l’assegno mensile (è il caso della casalinga quarantenne che non ha una formazione specifica), mentre le altre devono cercare di mantenersi da sole.

Ovviamente la Corte si sofferma sulla posizione della donna disoccupata. Il punto è quello relativo ai motivi della inoccupazione; vengono distinti i casi in cui ciò sia dovuto a una incapacità della donna per aver svolto sino ad allora, altri compiti – come la casalinga – e, dunque, per non aver potuto coltivare una propria “formazione al lavoro”, dai casi in cui lo stato di disoccupazione dipende da un suo atteggiamento pigro o schizzinoso, magari in cerca di una posizione lavorativa ideale, confacente alle proprie ambizioni.  In tali ipotesi «l’attitudine al lavoro proficuo costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento da parte del giudice, che deve tenere conto non solo dei redditi in denaro, ma anche di ogni utilità o capacità dei coniugi suscettibile di valutazione economica», come appunto una formazione o pregresse esperienze lavorative maturate dalla ex moglie ante separazione.