Verona da bere in un lungo sorso

a cura di Valeria Sannino

Verona da bere in un lungo sorso che dura ben quattro giorni. Si è giunti  anche quest’anno all’appuntamento con Vinitaly, il salone internazionale dei vini e dei distillati. La 51esima edizione si è svolta dal 9 al 12 aprile presso lo spazio Verona fiere.  Appassionati, venditori, intenditori, acquirenti, enologi, estimatori. Quattro giorni a contatto col mondo del vino in tutte le sue più particolari sfumature: insomma un giro al lunapark per ogni wine lover che si rispetti. L’affluenza come sempre è stata notevole, molti padiglioni sono stati ingranditi per permettere un aumento del numero delle cantine provenienti da ogni regione d’Italia. La gestione degli spazi e dei tanti ammiratori è stata davvero positiva. Il clima assolutamente coinvolgente, anche dal punto di vista meteorologico, caldo e piacevolissimo. Grandissima vetrina per il Made in Italy che rivela ancora una volta quanto il nostro bel paese sia una pietra preziosa nel campo dell’enologia.

Il poliedrico Salvator Dali: scrisse che “i veri intenditori non bevono vino, degustano segreti” ma per noi il Vinitaly non ha avuto segreti. Abbiamo raggiunto il padiglione della Campania e siamo approdati allo stand 19 delle Cantine Rao situate a Caiazzo (provincia di Caserta).
Siamo stati accolti benissimo dal Dottor Franco Rao e dalla sua giovane export manager Valentina Cino.
Bicchiere di vino alla mano. Mettevi comodi. Assaporate l’intervista.

Dottor Rao, odontostomatologo  e quindi viticoltore per passione, ci parli della sua azienda e da quanto tempo è presente in campo enologico?

L’azienda è nata nel 2002, ha sette ettari situati intorno alla tenuta di campagna di mia proprietà in cui c’è anche la cantina. È un luogo prezioso situato nelle colline caiatine, una zona incontaminata situata nell’entroterra campano. Un posto perfetto che fa da habitat ideale per le nostre vigne.  L’idea è stata quella di riportare in vita il Pallagrello bianco e rosso. C’è un forte richiamo alle radici, alla storia, alle tradizioni perché il Pallagrello era il vino dei Borbone ed era utilizzato per pasteggiare durante le loro cene regali alla fine del  Settecento. Poi se ne sono perse le tracce, fino a quando circa venti anni fa uno sparuto gruppo di viticoltori l’ha riportato in auge.

Quali sono i punti forti della vostra azienda?

I punti di forza possono assolutamente essere ricondotti al molto lavoro in vigna e poco in cantina. Ci sono pochissimi utilizzi di affinamenti in legno per preservare l’autenticità del vitigno che esprime a pieno il carattere del  territorio dell’alto casertano.  Abbiamo un packaging nuovo, fresco, accattivante e siamo aperti alle sperimentazioni. Siamo in conversione per il biologico. E puntiamo a fare ancora meglio per innalzare il valore della tipicità della Terra di Pallagrello, vino delle due Sicilie.

Il vostro fiore all’occhiello è racchiuso in una piccola bottiglia che faceva del vostro stand una tappa imperdibile: il passito di Pallagrello bianco…

Esattamente. Stiamo parlando del nostro passito di Pallagrello bianco che abbiamo chiamato “Bell’angelo”.  Non vorrei esagerare dicendo che siamo gli unici ma posso dire con certezza che siamo tra i pochissimi produttori di passito di Pallagrello bianco e i nostri estimatori ne sono ancora più contenti e convinti.

pallagrelloQual è il suo giudizio sull’esperienza Vinitaly?

Si tratta di un appuntamento imperdibile. C’è da dire, non in tono polemico, che nonostante la domenica sia il primo giorno di fiera con affluenza di avventori improvvisati, i contatti sono stati numerosi e speriamo fruttuosi.  Questi giorni sono stati estremamente positivi, c’è stata una grande affluenza di buyers esteri di grande spessore, interessati a trovare piccole cantine di nicchia che producessero prodotti autentici. Per noi di cantine Rao questo è un bene perche siamo molto orientati all’export.