Antica Osteria Nonna Rosa, Chef Peppe Guida (NA)

a cura di Giampiero Prozzo

Prima c’è la costiera sorrentina delle cartoline, quella che incontri con le ruote in equilibrio sulla sua vertigine di roccia precipitata nel mare, quel ritaglio incerto dei suoi confini con il blu marcato solo dalla striscia di asfalto che li percorre. Poi, subito alle spalle, i silenzi e la pace dei sui orti terrazzati con le radici dei limoni a trattenere la montagna. Una magia di questi luoghi che naturalmente si è tradotta in una ricchezza gastronomica senza pari. E allora, passati i furori estivi di rumorose folle abbronzate e traffici metropolitani, concedetevi una passeggiata, altra, in una frazione dove Vico Equense diviene campagna, dove lo chef Peppe Guida e sua moglie Lella vi accoglieranno come a casa: l’Antica Osteria Nonna Rosa. Salita la scala, in un ambiente intimo e raccolto, tra la pietra viva e le volte, riuscirete a catturare l’anima di questi luoghi, la loro verità. Una sorta di rappresentazione multisensoriale con i prodotti dell’orto di Montechiaro, i pesci che abitano la costa, il genio dello chef. Piatti risolti in una apparente semplicità, dove la tecnica non confonde le idee ma svela l’essenza delle cose, i suoi profumi, le sue memorie. Peppe fai tu è l’imperativo che sul menù vi suggerirà un percorso gastronomico ricco di suggestioni tra il gioco dello spaghetto aglio e olio nel suo voler diventare chips e la tradizione di quei fumi delle grigliate di carciofi sui marciapiedi trasferiti in una elegante versione gourmet.

Seduto ad uno di quei tavoli, con la stessa meraviglia, si riconoscerà da subito, assoluta, l’identità di questo tratto di Campania, per esempio nelle note agrumate della palamita addomesticate dalla camomilla in un piatto in carta da sempre, ma anche, quasi a farne da cornice, la complessità di quella babele di caratteri e di umori delle gastronomie regionali splendidamente raccontate in un itinerario di contaminazioni scelte una ad una come compagne di viaggio da un battuto di gamberi ritagliato sullo stivale: finocchietto ed alici, nduja, agrumi, ricotta, tartufo e porcini, altro ancora. Ci sono le paste naturalmente, rigorosamente di Gragnano, troppe per elencarle e svelarne il fascino e tanto altro ancora per comprendere da subito la necessità di un ritorno. Infine lasciate la chiusura del pranzo ad uno dei dessert, opera del figlio Francesco, una promessa tra le stelle dei lievitati che riesce a donare intensità alla leggerezza e affidatevi per riempire i calici a Gigi, lui saprà sempre accompagnarvi con i succhi d’uva più adatti.