Giappo, i sapori orientali conquistano Napoli

a cura di Lorenzo Face
ph. Angela Vitullo

Importare il sushi in una città come Napoli, famosa anche per la sua cucina, non è cosa facile, ma Enrico Schettino ha vinto le perplessità di molti ed è riuscito a creare un brand: Giappo. L’idea è nata sette anni fa, dopo anni a girare il mondo come deejay. «Vedevo che il sushi appassionava parecchio, ovunque andassi» racconta Enrico. «Nel Sud Italia ancora non era molto diffuso, almeno non come intendevo farlo io. Volevo che fosse un’alternativa al pasto di tutti i giorni, non una cosa elitaria o relegata a una cenetta romantica in compagnia. Volevo diffondere l’idea che il sushi si può mangiare sempre, come un’alternativa al pasto tradizionale. Sono anche uno sportivo e un cultore del mangiar bene per stare in buona salute e il sushi è un cibo sano che si può utilizzare spesso, anche due o tre volte la settimana. Perfino i bambini possono mangiarlo e sono diventati tra i nostri migliori clienti. Inoltre, non volevo creare un semplice ristorante ma un brand e ci sono riuscito».

Enrico ha aperto quindi il primo ristorante a Napoli. Non un classico ristorante ma un sushi bar, con il take away e la consegna a domicilio, la possibilità di vedere come si preparano i cibi e gustarli sul posto durante la pausa pranzo. «Il primo Giappo era di 40 metri quadri, in una traversina del centro. Così piccolo da essere ribattezzato dai miei amici “Giappino”». Giappino, però, ha avuto successo ed ha dato l’opportunità di aprire altri due ristoranti. Da lì sono arrivate le richieste di franchising. «Ora siamo a dodici punti vendita, quasi tutti in Campania, ma ci stiamo espandendo a livello nazionale e abbiamo aperto un altro negozio all’aeroporto di Torino. Dall’inizio abbiamo assunto oltre cento persone, con una media di otto, dieci persone a ristorante. Gli chef, con la loro creatività, aggiungono un po’ di occidente alla cucina classica nipponica, dando vita a sapori nuovi. L’intento è creare qualcosa di unico per tutti i gusti, trovare l’armonia fra tradizione e innovazione. Nel menu, infatti, c’è pesce crudo, cotto, carne, verdure e dolci».

Un’altra particolarità del suo brand è la scuola di sushi aperta in via Orazio, dedicata a corsi professionali e amatoriali. Si tratta di un locale di 200 metri quadri con due terrazze panoramiche. «Abbiamo dato spazio a chi in città vuole imparare una nuova professione, ma vengono anche da fuori per imparare le migliori tecniche dai nostri chef. E quando escono dalla scuola, trovano lavoro il giorno dopo. Finora abbiamo formato ottanta chef professionisti e 500 amatoriali. In questo periodo di difficoltà nel mondo del lavoro, un  bel traguardo».

Enrico, tuttavia, resta con i piedi per terra. «Ci sono arrivate ottanta richieste di franchising, non male per un napoletano che fa cucina giapponese. Ci hanno contattato perfino dall’estero, dall’Egitto a Malta e la Spagna, ma per ora pensiamo all’Italia. In futuro vedremo». Anche se, spiega, una volta che si è riusciti a creare un’impresa a Napoli, si è pronti ad affrontare il mondo. «Le difficoltà che si incontrano qui fanno fare le ossa. È per questo che molti imprenditori napoletani vengono riconosciuti a livello mondiale. È come imparare a guidare a Napoli. Se ci si riesce, si può guidare ovunque. Difficile, ma non impossibile». Le complicazioni maggiori sono dovute alla poca apertura verso le nuove tendenze, ma ora in questo senso si sta migliorando. «Quando ho aperto a Capodichino, molti mi dicevano che ero un pazzo, perché gli stranieri vengono a Napoli e vogliono mangiare la pizza. La scorsa estate, però, ho vinto per tre mesi il riconoscimento come miglior attività dell’aeroporto». L’importante è affidarsi a chi ha le giuste competenze. «Ci sono molte cose da imparare se si vuole iniziare un’attività di ristorazione, non ci si può improvvisare. Il miglior suggerimento che posso dare è di appoggiarsi a chi ha già competenza e può dare ottimi consigli, magari per aprire un franchising». Giappo, ovviamente.