Separazione, addebito e risarcimento del danno

a cura dell’Avv. Antonella Esposito

Signori fedigra , violenti, maltrattanti state attenti!
Si aprono tempi duri!

Con un recente ed innovativo orientamento, La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di separazione personale dei coniugi, accanto alla richiesta di addebito della separazione perché uno dei coniugi ha avuto condotte contrarie ai doveri matrimoniali per aver tradito il coniuge con lesione alla propria immagine e decoro, per averlo percosso o maltrattato, può esser proposta, parallelamente ed indipendentemente dal giudizio di separazione, domanda avente ad oggetto il risarcimento del danno conseguente alla separazione.

È stato cioè affermato che la violazione dei doveri matrimoniali non trova necessariamente la sanzione solo nelle misure tipiche come previste dal diritto di famiglia ma anche sotto il profilo risarcitorio. E ciò perché l’assegno di separazione o di divorzio non hanno funzione risarcitoria ma solo assistenziale. Resta quindi aperta la possibilità di agire anche per il risarcimento del danno quando sussista violazione dei diritti alla persona, non essendoci nemmeno bisogno di una precedente pronuncia di addebito nella separazione!

Ahi Ahi Ahi!

Che cosa significa questo in termini pratici? Che, paradossalmente, può capitare di separarsi anche senza chiedere o ottenere una pronuncia di addebito ma al contempo il coniuge che si ritiene danneggiato dalla separazione può proporre un separato e autonomo giudizio di risarcimento del danno provando in quella sede la violazione di diritti costituzionalmente protetti come il diritto alla salute.
Non so se sia solo un caso ma la prima sentenza in questo senso è stata emessa da una sezione della Cassazione presieduta da un Giudice donna la quale ha accolto la domanda proposta da una donna separatasi dal marito a causa di un tradimento.
Nella separazione non vi è stata pronuncia di addebito ma la moglie tradita ha poi intentato nei confronti del coniuge azione risarcitoria per le conseguenze personali e psicologiche subite con traumi facilmente accertabili e giustificabili e tutti derivanti dalla violazione dell’obbligo di fedeltà. Danni, questi, accertabili in giudizio mediante consulenza medico-legale.
Si tratta di un orientamento abbastanza innovativo che, mettendo al centro la persona, apre la strada a nuove azioni risarcitorie. Alcune saranno speculative, altre effettivamente ristorative e compensative a fronte di chi ha investito totalmente nel matrimonio, nel coniuge e nella crescita dei figli.