L’arte tra forma e pensiero

a cura di Diego Santanelli

Un tempo l’esigenza estetica dominava nell’opera d’arte, trascinando con sè e in sè il concetto. Dagli anni ‘30 in poi la concettualizzazione ha cominciato a prendere il sopravvento, divenendo dominante rispetto alla bellezza che è stata relegata in un ruolo percettivo secondario. Anche ora, dal momento che gli artisti esprimono la propria intimità, il loro viaggio interiore, la ricerca nel profondo dell’anima della coscienza al recupero delle emozioni. È una azione indaginosa fatta sui propri irrisolti, per andare avanti, che guarda negli occhi le paure e mette a nudo l’anima, declinando di volta in volta gli stati emotivi in un’opera nuova da condividere con il mondo.

Ha avuto così inizio la stagione dell’ “iperconcettualismo”, e gli ‘iper’, però, in quanto eccessi, molto spesso sottraggono invece di aggiungere, depauperando nel caso specifico il messaggio artistico del suo patrimonio estetico.

Esiste la Monnalisa, e poi c’è la Fontana di Duchamp, considerata da molti l’opera d’arte più influente del XX secolo. Il mercato ne ha poi legittimato il successo, aggiudicando una delle copie, nel 1999, a 1,7 milioni di dollari. Una vera rivoluzione, che ha portato l’arte verso la contemporaneità contribuendo all’enorme giro d’affari che oggi rappresenta, con addetti ai lavori sempre più assetati di concetto, e l’opera trasformata in mero vettore dello stesso, addirittura potenzialmente non più indispensabile. Una realtà commerciale fertile e densa di opportunità economiche, che ha strutturato l’arte come business piramidale al pari di tutti gli altri, decentrando l’artista dal progetto e subordinandolo alle molteplici figure professionali che nel frattempo sono fiorite come necessarie al sistema. Se non altro il luogo comune secondo cui l’artista muoia povero oggi ha perso di attualità, e quella dell’artista è divenuta una carriera professionale a tutti gli effetti, con infinite opportunità e cospicui guadagni.

Benchè la perdita di bellezza abbia prodotto un inevitabile allontanamento del pubblico dagli artisti e dalle loro opere, ultimamente si assiste ad un lento risveglio, frutto del progressivo recupero estetico proprio dei nostri giorni.

Ci si muove dunque verso il possibile incontro “tra forma e pensiero”, il che lascia intravedere la possibilità di una stagione nuova, più matura e consapevole, in grado di restituire energia al messaggio artistico, dotandolo di un magico equilibrio tra bellezza e concetto, attraverso cui potrà forse finalmente esprimere il cento per cento delle proprie potenzialità.