Cinquetto in scena tra smoking e comicità

a cura di Giulia Savignano

Cinque professori d’orchestra del teatro San Carlo si sono uniti per rivisitare i temi della musica classica in chiave buffa.

Cosa succede se cinque professori d’orchestra di uno dei più importanti teatri lirici al mondo e il più antico d’Europa si uniscono e trasformano i loro dietro le quinte in un vero e proprio repertorio musicale originale e fuori dagli schemi?

Succede che nasce il Cinquetto, un gruppo di cinque musicisti, tutti professori del teatro di San Carlo, formato dai violinisti Giuseppe Carotenuto, Salvatore Lombardo, Angelo Casoria, Nicola Marino, e dal contrabbassista Gianni Stocco. Cinque amici che giocano con i propri strumenti e si divertono con la musica che fanno, cinque persone che dialogano amichevolmente e con umorismo rileggono quello che dalla tradizione classica hanno ricevuto, cinque voci che raccontano anche ai più lontani una storia fatta di musica, fra tradizione e originalità, divertita e divertente.

Tutto ebbe inizio nel marzo del 2013, in occasione di una tournee ad Honk Kong per il teatro. Fu durante i momenti liberi, quelli trascorsi insieme nelle stanze quando si crea quel clima di relax e di complicità, fatto di scherzi e giochi, spesso con gli inseparabili strumenti del mestiere, che nacque l’idea di formare un vero e proprio gruppo e di portare quel divertimento sul palco. Quattro violini e un contrabbasso, quest’ultimo aggiunto alla fine per smorzare la serietà dei primi.

Grande affiatamento e simpatia reciproca dietro le quinte, perché è lì che si accumula la tensione e nasce la necessità di sdrammatizzarla, prendendo temi musicali che di lì a poco avrebbero dovuto eseguire sul palco. Temi di Verdi o Puccini, stravolti in modo buffo e ironico che scatenavano puntualmente l’ilarità di tutta l’orchestra, favorendo un clima piacevole e un atteggiamento più sereno.

«Noi manteniamo comunque la nostra identità di professori d’orchestra – spiegano – trasformando la musica classica con gag ironiche e divertenti prese dalla vita reale di un ambiente dove comunque si fa spettacolo, perché ce l’abbiamo nel sangue. Con il nostro modo di fare musica attiriamo la curiosità di chi normalmente non si avvicina al teatro. Vogliamo far capire quanto è bella e quanto ci si può divertire con la musica, per liberare lo spirito creativo che abbiamo dentro».

La professionalità e l’ironia si confondono in un mix di esibizioni che ogni volta hanno un sapore diverso, ma che nascono tutte da un preciso impegno: quello di abbattere il muro che separa lo spettatore dalla musica classica, da camera, sinfonica e operistica, infrangendo il concetto di élite che questa musica evoca.

«Vogliamo ‘sbriciolare’ la musica per farla mangiare a tutti quelli che la amano. E per diffonderne la bellezza la chiave è divertire il pubblico e trasmettere loro il nostro divertimento».

Ogni spettacolo è un discorso a sé. Il canovaccio iniziale diventa solo la base per gag buffe che di volta in volta vengono modellate in base al tipo di serata, alla location, al tempo e al tipo di pubblico che detta i tempi comici con le sue reazioni, e con il quale i musicisti instaurano un rapporto diretto ben lontano da quello che si crea quando vestono i panni di professori d’orchestra nella fossa del Massimo partenopeo.

Tra gli spettatori che regalano maggiori soddisfazioni con le loro risate ci sono i bambini, perché nell’intento di democratizzare la musica rientra anche il progetto di portarla nelle scuole.

In fondo la musica è soprattutto un gioco. E, come affermano tutti e cinque in un’armonia perfetta degna di una sinfonia d’orchiestra, la musica è un elemento imprescindibile dell’educazione di un essere umano. Alimenta la sensibilità delle persone rendendole capaci di ascoltare. Perché tutti possono sentire, ma pochi ascoltano e hanno la capacità di entrare dentro le cose per caprine il senso più profondo. La musica serve anche a questo.